Severa invettiva del filosofo Massimo Cacciari al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dimissionario dal Pd assieme ai bersaniani, durante Otto e Mezzo (La7). “Questa non è una scissione, è una frantumazione” – commenta Cacciari – “E’ una prospettiva sciagurata, siamo davvero in una crisi di sistema, altro che Emiliano e queste cronachette qui. Emiliano sicuramente è rimasto nel partito non gratuitamente“. Circa il nome del nuovo segretario Pd, l’ex sindaco di Venezia si dichiara certo sul nome di Renzi: ” Chi volete che sia il nuovo segretario del Pd? Emiliano? E’ ridicolo“. Poi rimbrotta Rossi: “I voti che il Pd certamente ha perso a sinistra dove li recuperi? Quei voti là sono già partiti, sono già fortemente in mano a Grillo e ad altri”. “Non ridicolizziamo le situazioni”, replica il presidente della Regione Toscana. “Ma chi li ridicolizza?”, insorge Cacciari. “Io non ho ambizioni particolari” – continua Rossi – ” se lo vorranno continuerò a essere il presidente della Regione Toscana. Le politiche di Renzi sono state regolarmente bocciate dagli elettori, in una serie di tornate amministrative e regionali e persino sul referendum costituzionale. Se Renzi avesse perso 58 a 61, sarebbe stato diverso. Ma siccome si perde in una dimensione così ampia, bisogna consentire, e lo aveva proposto Orlando, almeno una conferenza programmatica per capire cosa proponiamo al Paese”. Cacciari non ci sta: “Non è così! E’ vero che ha perso rispetto al 40% ottenuto con le Europee, sulle quali si era montato la testa in modo infantile. Ma è Renzi che ancora, a livello di Paese, ha un’adesione forte. Quel 40% che ha preso è chiaro che non è suo, ma è certamente più suo del 60% di chi ha votato No al referendum“. “Io veramente ho votato Sì“, ribatte Rossi. E Cacciari rincara: “L’elettorato di sinistra a cui fai riferimento non c’è più o c’è in proporzioni minime”. “Bisognerà andare a vedere”, risponde Rossi. “Dovevate farle prima queste cose”  – tuona il filosofo – “quando ve lo predicavo io 4-5 anni fa! Anche allora si sapeva chi era Renzi. Non c’era bisogno di saggiarlo fino ad adesso. Era un altro il terreno su cui doveva avvenire lo scontro, quello dei grandi temi sociali, come il lavoro e la scuola, non la riforma istituzionale o le date del congresso. E purtroppo questo capisce la gente”.