Aveva Verratti, Immobile e Insigne, ora ritrova una squadra con 9 punti in classifica e capace di prendere undici gol nelle ultime due partite. In una frase il viaggio, andata e ritorno, di Zdenek Zeman al Pescara. A 70 anni da compiere l’allenatore boemo accetta una nuova sfida, l’ennesima della sua carriera, forse la più difficile: ha a disposizione 13 giornate per centrare la salvezza. Trova però un Pescara completamente diverso da quello che aveva lasciato millesettecento giorni fa, quando il 20 maggio 2012 riportò la squadra abruzzese in Serie A. Ne è consapevole anche lui, che ha tentennato, mostrato scetticismo, persino rifiutato le avance del presidente Sebastiani. Fino all’ultima notte, in cui il cuore e i ricordi hanno avuto il sopravvento, l’adrenalina della panchina ha preso il posto della razionalità. Appena sveglio, il boemo ha accettato: torna Zemanlandia.

Zeman firma un contratto di un anno e mezzo: riceverà 100mila euro da qui al termine della stagione e 400mila per la prossima. Al di là di come andrà questa stagione in Serie A, che sembra oggettivamente ormai compromessa, toccherà a lui ricostruire il nuovo progetto tecnico degli abruzzesi già in vista del prossimo anno. Sostituisce Massimo Oddo, in grado come il boemo di centrare la promozione dalla Serie B, ma mai capace di vincere neanche una partita in questo campionato (l’unica vittoria è arrivata a tavolino, col Sassuolo). Zeman porta con sé i collaboratori storici, Vincenzo Cangelosi e Giacomo Modica. Già in giornata incontrerà la squadra e domenica alle 15, nella sfida casalinga contro il Genoa, siederà su quella che già fu la sua panchina, per tentare l’impresa.

Al boemo servirà davvero un “miracolo“, per prendere subito in prestito l’aggettivo che ha caratterizzato la parte forse più felice della sua carriera, quando a Foggia con il suo trio delle meraviglie Baiano-Signori-Rambaudi si salvò per tre stagioni consecutive in Serie A, ottenendo anche il secondo migliore attacco del campionato e sfiorando la qualificazione alla Coppa Uefa. Erano gli inizi degli anni 90, Zeman passò poi alla Lazio (secondo e terzo posto in tre stagioni), dopo la Roma, la Turchia, il Napoli e gli anni in Serie B, esclusa la parentesi 2004/05 al Lecce. Un personaggio unico, entrato nella storia del calcio italiano, a dispetto dei risultati altalenanti, per quel suo calcio super offensivo, una gioia per gli occhi e lo spettacolo. E per essere sempre stato senza peli sulla lingua, sempre “scomodo”, nel bene e nel male. Dopo la bella affermazione a Pescara nel 2011/12, l’altra grande chance sprecata con la Roma l’anno successivo. Dall’ultima volta che sedette su una panchina in Serie A, con il Cagliari, sono passati due anni. Logico pensare potesse essere l’ultima, ma Zeman ha stupito tutti un’altra volta.

Trova una squadra che sembrava pronta a mollare e ‘trascinarsi’ fino a fine campionato. Tra gradoni, sigarette e carisma dovrà provare a dare un senso a questo finale di campionato. Non ci sono più i giovani talenti della storica cavalcata in B. Oggi con Verratti, Immobile e Insigne qualsiasi squadra potrebbe puntare alle zone alte della classifica, ma Zeman ha a disposizione in rosa 10 attaccanti che in tutto hanno fatto 7 gol. Il boemo ha sempre saputo lanciare i giovani e il Pescara ne ha tanti, da Bahebeck a Verre e Caprari, ma al momento, a parte qualche sprazzo di bel gioco, sono arrivati solo 6 pareggi. Le premesse parlano di un sicuro fallimento, proprio per questo il presidente Sebastiani ha tentato l’all-in giocando con le ragioni del cuore. Provando a dare un sogno e quindi una speranza ai tifosi (inferociti). Una cosa è certa: comunque andrà, da domenica prossima tutti i veri appassionati di calcio terranno d’occhio anche i risultati del Pescara, sperando in una nuova favola targata Zeman. E della personalità del boemo, questa piatta Serie A ne aveva disperatamente bisogno.