Un vero e proprio ‘sistema’ per mettere in commercio mozzarella di bufala con marchio Dop, prodotta però con latte adulterato e potenzialmente pericolosa. L’inchiesta ‘Aristeo’, coordinata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e condotta dai militari della Guardia di finanza della compagnia di Marcianise si è abbattuta come una bufera su allevatori, rivenditori di latte e titolari di caseifici nel Casertano. Secondo gli inquirenti per produrre mozzarella di bufala veniva utilizzato latte di mucca avariato e trattato con soda caustica per mascherarne l’acidità. Tre le aziende coinvolte, cinque gli indagati finiti agli arresti domiciliari, mentre per altri cinque è scattato il divieto temporaneo di esercitare l’attività. Tra gli arrestati anche Salvatore Bellopede che, oltre a essere titolare insieme al fratello Luca della ‘Bellopede e Golino’ di Marcianise (Caserta), è anche socio del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop e presidente della Confartigianato Caserta. E proprio il Consorzio si dichiara parte lesa in questa vicenda, annunciando che nella prossima riunione del cda sarà valutata la possibilità di espulsione del socio coinvolto. A ilfattoquotidiano.it, però, il direttore Pier Maria Saccani sottolinea: “Il consumatore non ha nulla da temere: da circa due anni il sistema di tracciabilità del prodotto a marchio Dop è ancora più capillare e dal settembre 2016 è esteso a ogni campo”. Detto ciò, resta un problema: “Al di là del caso specifico, si può espellere un socio, ma non spetta a noi vietare che produca”. Nel frattempo, però, casi del genere possono produrre effetti disastrosi in un settore che già in passato a dovuto difendere la propria immagine.

L’INCHIESTA – Tra i reati ipotizzati l’adulterazione del latte utilizzato nel ciclo produttivo, la commercializzazione di prodotti alimentari potenzialmente nocivi per la salute e la contraffazione di un marchio dop. Secondo gli inquirenti era ormai una consuetudine degli imprenditori coinvolti nell’indagine, aggiungere il latte di mucca a quello di bufala che, secondo il disciplinare di produzione, andrebbe utilizzato da solo. Non solo: il latte sarebbe stato conservato in silos per giorni, anche durante la stagione estiva e, per abbatterne la carica batterica, mascherarne l’acidità ed evitare che le analisi di laboratorio ne rivelassero l’alterazione, veniva utilizzata la soda caustica con cui si lavano i pavimenti. Oltre a entrambi i titolari della ‘Bellopede e Golino’, sono finiti ai domiciliari, i fratelli Vincenzo e Antonio Croce, proprietari della Casearia Sorrentino Srl di Frattaminore (Napoli) e Gennaro Falconiero, amministratore del Caseificio San Maurizio Srl di Frattamaggiore (Napoli). Le tre aziende sono state sequestrate e affidate ad un amministratore giudiziario. Il gip Alessandra Grammatica ha emesso altre cinque misure interdittive del divieto di esercitare attività di impresa per sei mesi a carico del procacciatore d’affari Antonio Jean Ciervo e dei quattro titolari di un allevamento di San Potito Sannitico. Per gli inquirenti avrebbero venduto il latte delle bufale malate di tubercolosi nonostante i capi fossero sottoposti alla profilassi dell’Asl di Caserta. “Il latte formalmente, come sapore e come livello di ph e acidità, risulta in regola ma dal punto di vista sanitario non è come il latte fresco, perché potrebbe avere cariche patogene” ha spiegato il colonnello Andrea Mercatili, comandante provinciale della guardia di finanza di Caserta.

LE PAROLE DEL PROCURATORE – A dare il via all’inchiesta è stata una nota dell’Asl Napoli 2, che riferiva di partite di mozzarella dop in cui il latte di bufala era stato mischiato con quello di mucca. Nel corso di una conferenza stampa durante la quale sono stati illustrati i particolari dell’operazione, il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Antonietta Troncone ha precisato che “l’indagine riguarda vicende circoscritte ai soggetti coinvolti e dimostra che il circuito di controlli funziona bene”. Il messaggio è chiaro: “Non bisogna gettare discredito su un intero settore produttivo in cui si fanno numerosi ed efficaci controlli”.

I DATI – A riguardo interviene anche Coldiretti: “L’adulterazione danneggia gravemente i 1.371 allevamenti impegnati quotidianamente a produrre latte nel rispetto delle regole della mozzarella di bufala campana Dop”. Si tratta del primo formaggio Dop del Sud con un aumento di produzione record del 7,2% per un totale di 44.270 tonnellate nel 2016. “Occorre difendere la qualità e il prestigio di un prodotto simbolo del made in Italy – spiega Coldiretti – con un valore al consumo di quasi 700 milioni di euro realizzati anche grazie al prestigio conquistato all’estero, dove sono dirette circa 13mila tonnellate all’anno per un valore che ha superato i 100 milioni di euro. Tra l’altro, proprio a Caserta, nei giorni scorsi il direttore di Assolatte Massimo Forino, ha ricordato che “mentre negli ultimi cinque anni il latte fresco ha perso un potenziale di vendita pari a 250 milioni di litri (e i dati di consumo del 2016, -7% rispetto al 2015, confermano il calo negli acquisti)” resta invece solido il mercato dei formaggi, con una produzione aumentata complessivamente del 4% tra il 2015 e il 2016 e “trainata da Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola e anche mozzarella di bufala campana, che insieme rappresentano l’80% delle Dop prodotte”.

LA POSIZIONE DEL CONSORZIO – Questi dati e i possibili effetti di un danno d’immagine spingono anche il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana a prendere posizione. “Comportamenti che mettono a rischio l’eccellenza di un prodotto unico al mondo sono assolutamente da condannare e non verranno tollerati” spiega il presidente Domenico Raimondo. “Il Consorzio è parte lesa – aggiunge – e difenderà il buon nome degli associati e la reputazione del nostro prodotto in ogni sede utile, costituendoci anche parte civile nell’eventuale processo”. Una posizione netta, anche per tutelare il lavoro svolto sul fronte dei controlli. Il Consorzio, infatti, esegue periodicamente le verifiche sul prodotto in commercio, con dei prelievi sui campioni spediti poi ai laboratori accreditati dell’ispettorato centrale per la repressione frodi del ministero dell’Agricoltura. In caso di anomalia, poi, è il ministero dell’Agricoltura in modo autonomo a segnalarlo alla Procura della Repubblica. “Tra l’altro noi possiamo espellere un socio, ma non possiamo impedirgli di produrre” spiega il direttore Saccani, che però rassicura: “Con le norme attuali si può risalire da una singola mozzarella fino alla bufala che ha fornito il latte, si tratta del sistema di tracciabilità più avanzato in Europa”.