Dopo 72 anni anche per i protagonisti della strage di Porzus è giunto il momento della riappacificazione. Domani, in occasione dell’anniversario di un eccidio nascosto e poco o per nulla raccontato sui libri di storia, l’Anpi di Udine ha accettato l’invito dell’Associazione Partigiani Osoppo a partecipare alla commemorazione ufficiale. Sarà la prima volta che avviene l’incontro tra le due formazioni partigiane friulane da quando il 7 febbraio 1945 nelle malghe di Porzus tra le frazioni di Faedis e Attimis in provincia di Udine, un distaccamento di decine di uomini dei Gap garibaldini del Friuli legati al Partito Comunista Italiano, e comandati da Mario Toffanin (Giacca), catturò un intero comando delle Divisioni Osoppo (formazioni partigiane facenti capo alla Dc e al Partito D’Azione) e sotto l’accusa di “attesismo” e intesa col nemico, prima uccisero tre di loro (tra cui il capitano Francesco De Gregori, zio del cantante), poi spostandosi e disperdendosi verso la pianura fino al 18 febbraio ne ammazzò altri 14, tra cui Guido Pasolini (fratello minore di Pier Paolo). Solo due partigiani della Osoppo, fingendosi morti, si salvarono.

L’eccidio di Porzus fu l’apice più cruento di una divisione ideologica e politica nelle file dell’unità resistenziale friulana che si acuì verso il finire dei tre anni di lotta per la Liberazione quando la Divisione Garibaldi “Natisone” si aggregò ai partigiani comunisti sloveni, agendo sotto loro ordine, quindi per le forze titine, e a loro volta i partigiani della Osoppo accettarono di parlamentare con fascisti e nazisti senza giungere ad alcun accordo.

“L’Apo intende riaffermare con forza il desiderio che tutte le associazioni partigiane possano unirsi il 5 febbraio nel ricordo delle vittime dell’eccidio, superando quelle divisioni che non hanno ragione d’essere e che rappresentano un motivo di profondo dolore per tutti coloro che hanno a cuore la storia della Resistenza”, è stato scritto nella nota “d’apertura” all’Anpi da parte degli eredi della memoria dell’Osoppo. “Fermo restando le rispettive posizioni non abbiamo alcun problema ad accogliere l’invito dell’Apo. Tanto più che nell’ultima riunione del comitato di presidenza è stata deliberata la partecipazione di una nostra delegazione, composta da quattro-cinque associati, alla cerimonia”, ha spiegato il presidente provinciale dell’Anpi, Dino Spanghero al Messaggero Veneto. “L’Anpi ha sempre ribadito l’esecrabilità dei fatti di Porzus, ribadendo tuttavia che l’episodio non può assurgere a simbolo dell’intera resistenza friulana: è un fatto che deve essere però contestualizzato e condannato”.

“Lo dico con molta tristezza: è tutta apparenza e poca sostanza. Se scavi un pochino la ferita almeno tra figli e nipoti dei protagonisti del massacro non si è mai rimarginata”, spiega al fattoquotidiano.it il regista Renzo Martinelli che nel 1997 girò tra mille polemiche il film Porzus riesumando formalmente il caso dall’oblio. “Ricordo ancora che nessun comune friulano, di nessuna colorazione politica volle ospitarci per girare il film che poi girammo in buona parte tra le montagne d’Abruzzo. Nemmeno vent’anni fa l’odio e il rancore sui fatti di Porzus era palpabile. Dopo il mio film di quell’avvenimento si cominciò a parlare anche sui libri di storia. Avevo fatto saltare il patto resistenziale italiano, infrangendo un tabù storico”. Il primo vero gesto di disgelo “politico” avvenne nel maggio 2012 con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ventenne all’epoca dei fatti ma già importante funzionario del Partito Comunista Italiano, a visitare i luoghi della strage e poi a leggere un breve ma incisivo discorso dove volle “rendere giustizia e rispetto a vittime innocenti (…) di una zona d’ombra della storia”. Legandosi all’iniziativa che la Camera dei Deputati assunse nel 2008 per conferire al complesso delle Malghe di Porzus lo statuto di Monumento nazionale ci fu, secondo l’allora presidente, “il superamento, nell’identità unitaria dell’Italia d’oggi, delle radici di quell’eccidio in cui precipitarono, in un torbido groviglio, feroci ideologismi di una parte, con calcoli e pretese di dominio di una potenza straniera a danno dell’Italia, in una zona martoriata come quella del confine orientale del nostro Paese”, “Non è la prima volta che viene compiuto un gesto di distensione”, ricorda Martinelli. “Nel 2001 alle malghe di Porzus era già avvenuto un abbraccio simbolico tra il partigiano Vanni Padoan, comandante garibaldino, e don Redento Bello, cappellano della Osoppo scampato per miracolo alla strage. Rimango però dell’idea che l’unica medicina per sanare queste ferite resti il tempo”.

Dopo tutti questi anni di lento e guardingo avvicinamento, a dire il vero, le parole dell’autore di Vajont e Ustica sembrano confermate dall’assenza di richiami ufficiali alla riappacificazione di domenica sia sul sito web dell’Apo, associazione che registra oltre 420 iscritti, che su quello dell’Anpi dove, anzi, nella pagina dedicata agli eroici avvenimenti resistenziali giorno per giorno del 1945 dei fatti di Porzus non v’è mai stata e continua a non esserci traccia. Che il percorso di riavvicinamento tra le due anime resistenziali divise dalla storia e dal rancore sia davvero ancora irto di difficoltà lo prova il fatto che in 72 anni Provincia, Regione e ministero della Cultura, pur cambiando “colorazione” partitica più volte, non siano mai riusciti ad accordarsi per installare alcuni pannelli storico-illustrativi davanti alla malga principale dell’eccidio.

Il testo del protocollo d’intesa è stato infine approvato una settimana fa dalla giunta di Debora Serracchiani e voluto dall’assessore alla Cultura Gianni Torrenti, ma quando Apo e Anpi probabilmente tramite i loro rappresentanti si daranno la mano nei luoghi dell’eccidio i tanto agognati cartelli non saranno ancora disponibili per il pubblico. Va ricordato infine che per la strage di Porzus i due comandanti della brigata garibaldina, tra cui Toffanin, furono condannati all’ergastolo e poi amnistiati; mentre un’altra quindicina di componenti della Garibaldi Natisone ricevettero una pena di 30 anni di reclusione. Nessuno di loro, però, passò mai un giorno in carcere.