Donald Tusk ci crede: la rotta migratoria tra la Libia e l’Italia che nel 2016 ha portato 181 mila persone sulle coste italiane può essere chiusa. “La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nella rotta del mediterraneo orientale – ha detto il presidente del Consiglio europeo al temine dell’incontro a Bruxelles con Fayez Al Sarraj, premier del governo di unità nazionale promosso dall’Onu- ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia. Ho parlato a lungo col premier Gentiloni ieri e posso assicurare che possiamo riuscirci. Quello che serve è la piena determinazione a farlo. Lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita, ma lo dobbiamo anche agli italiani e a tutti gli europei”.

Sarraj pone l’accento sulla questione degli aiuti economici: “La Libia ha svolto il suo ruolo e continuerà a farlo, malgrado il prezzo che stiamo pagando – ha detto il premier libico – abbiamo molti morti, molte persone ferite e disabili a causa della battaglia contro il terrorismo. Speriamo che il meccanismo Ue per aiutare la Libia sarà più pratico: non parliamo dell’ammontare di denaro, si tratta di cifre molto piccole. Bisogna essere seri a sufficienza, in modo da poter stabilizzare la situazione, insieme”.

Le parole di Tusk arrivano alla vigilia del Consiglio Ue straordinario di Malta del 3 febbraio, tra i cui temi principali figura quello dei flussi migratori. E contrastano con l’analisi offerta dal generale Paolo Serra nell’audizione tenuta il 26 gennaio al Copasir: la situazione del Paese è fragile, ha spiegato il consigliere speciale dell’inviato Onu in Libia Martin Kobler, e il generale Khalifa Haftar, capo dell’ala militare che fa capo al governo di Tobruk, avversario di Sarraj, sta acquistando sempre più potere, supportato da Russia ed Egitto. Come a dire: in Libia l’Italia e Bruxelles hanno sbagliato interlocutore. Ma anche con l’opinione di Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per la migrazione, che il 24 gennaio dichiarava alla Commissione Libertà civili del Parlamento europeo: “Non possiamo duplicare con la Libia l’accordo Ue-Turchia, la situazione non è comparabile in Libia”.

Nel summit della Valletta, ha aggiunto Tusk, sul tavolo ci saranno “misure aggiuntive per “combattere più efficacemente le reti di trafficanti e gestire meglio i flussi migratori”. Gli “sherpa” europei sono al lavoro per definire i contenuti del documento conclusivo del vertice. L’Ue sta valutando soluzioni relative ai barconi in partenza dalla Libia, all’accoglienza dei profughi, a eventuali modalità di respingimento e rimpatrio. Soluzioni complicate dalla instabilità politica della Libia, dalla situazione dei Paesi confinanti con la Libia (povertà diffusa, guerre e violenze, Governi traballanti), dalle divisioni tra gli stessi Stati Ue. Prende forma nel frattempo l’ipotesi di rafforzare la guardia costiera libica – affidata al governo Al Sarraj- che potrebbe però agire con “respingimenti” in mare, di fatto contrari al diritto internazionale e alla necessità di interventi umanitari per chi si affida al Mediterraneo per fuggire dall’Africa.

Nel pomeriggio Sarraj è volato a Roma per firmare con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni un accordo tra Italia e Libia che ha al centro i flussi migratori e il controllo dell’immigrazione clandestina.