“Se fossi stato il ministro dell’Istruzione non avrei avuto timore a proporre fisica, sarebbe stato un bel segno di rinnovamento”. A rompere le uova nel paniere del ministero dell’Istruzione che per la gioia degli studenti ha proposto matematica anziché fisica per la seconda prova dell’esame di stato dei licei è Telmo Pievani, filosofo della scienza e autore di diversi libri sulle materie scientifiche, da Evoluti e abbandonati a Il maschio inutile. Un saggio quasi filosofico.

Pievani, che è professore associato presso il dipartimento di biologia dell’Università degli studi di Padova, dove ricopre la prima cattedra italiana di filosofia delle scienze biologiche, nei giorni scorsi ha seguito la polemica lanciata dagli studenti attraverso una petizione su Change.org.

Una protesta nata dallo stupore per le tre simulazioni proposte dal Miur in vista della possibile uscita di fisica: “Il livello delle richieste – cita la raccolta firme – appare decisamente sproporzionato in relazione a quanto è ragionevolmente possibile svolgere in aula, dove ci si rivolge a studenti con attitudini diverse e alle prese con pesanti carichi di studio, relativi alle numerose discipline che costituiscono la prova d’esame”.

Una presa di posizione che ha lasciato perplesso Pievani: “Mi ha stupito questa reazione sulla fisica forse per il fatto che si studia meno della matematica. La fisica è una materia meravigliosa che va alle radici della conoscenza, della realtà; è piena di filosofia e di connessioni con altre materie. Non mi sarebbe dispiaciuto se fosse uscita fisica per una volta”.

Lo scienziato non ha dubbi sulle ragioni di questa disaffezione per la fisica: “Se spiegata bene espone ai grandi interrogativi dell’umanità sull’universo. Certo, non dev’essere fatta in modo arido. I ragazzi arrivano poco preparati agli aspetti teorici della fisica e ne hanno più paura rispetto alla matematica alla quale sono abituati fin dai primi anni della scuola. La fisica andrebbe insegnata meglio: spesso è un’applicazione di formule matematiche alla realtà fisica. E’ invece bellissima quando si parte dall’aprire una finestra, guardare fuori e capire che nel volo dello stormo degli uccelli c’è un sacco di fisica; l’osservazione del mondo esterno è necessaria. La fisica moderna, con Galileo Galilei e Newton è questo: porsi delle domande per svolgerle con il rigore formale della fisica. Va insegnata tenendo conto di entrambe queste cose altrimenti allontana gli studenti”.

Pievani spezza una lancia a favore degli studenti che nei giorni scorsi hanno mosso la petizione: “I ragazzi spesso hanno ragione. C’è una sproporzione tra quello che fanno in classe e la richiesta delle simulazioni formulate dal ministero. Si tratta di calibrare bene cosa chiedere in coerenza al corso di studi. La fisica è la regina delle scienze ma è sottovalutata. C’è l’idea che tu debba raccontarla attraverso le sue applicazioni ma il fascino della fisica sta nelle grandi domande per cui è nata. In Italia, a differenza di altri Paesi, abbiamo l’abitudine sbagliata di insegnare la fisica attraverso i contenuti, si va direttamente al teorema, al principio ma per far capire ciò serve far comprendere il processo che porta ai contenuti. Per esempio, spiegare come Galileo arriva al principio d’inerzia non è storia ma è un ripercorrere un processo mentale: in questo modo insegni sia i contenuti che il metodo scientifico”.