Questo post è stato scritto ascoltando i commenti dei pendolari, su una piattaforma della stazione ferroviaria di Bari, dopo che la notizia dei rincari degli abbonamenti Alta Velocità di Trenitalia s’è fatta largo, serpeggiando agile tra i viaggiatori. Tra rabbia e sorpresa. I motivi di queste reazioni sono emersi dal confronto con i pendolari, categoria traversale, dai contorni mobili. Perché la sorpresa? Perché proprio ora che si annuncia la soppressione del collegamento Frecciarossa sulla tratta Bari-Lecce, si assiste a un aumento del prezzo degli abbonamenti. Perché non si è assistito a un aumento dei collegamenti disponibili. I treni, mi fanno osservare, sono sempre quelli dello scorso anno. Perché la rabbia? Perché a fronte di un servizio rimasto sostanzialmente invariato (frequentissimi ritardi in Puglia, proprio nei treni Alta Velocità), il prezzo è salito e non di poco.

Un pendolare, che viaggia ogni giorno tra Foggia e Lecce, mi fa notare che il suo abbonamento mensile aumenterà, da febbraio, di ben 114€, configurandosi una variazione del 35%. Altri pendolari mi fanno notare che questi aumenti sono concomitanti con l’introduzione di fasce orarie che li penalizzano ulteriormente, prezzi a parte. La fascia introdotta va dalle 9 alle 17 ed esclude, di fatto, chiunque debba raggiungere uffici, scuole, negozi, università. In una parola: i pendolari. Mi fanno notare che son costretti a estendere il proprio abbonamento alla tipologia Alta Velocità in quanto, guarda un po’, non ci sono treni regionali veloci né Frecce Bianche in orari invece strategici. Un esempio: tra Bari e Lecce, dalle 17.30 alle 19.35, l’unico treno veloce è il Frecciargento delle 19.05. Per poterlo prendere, i pendolari sono costretti ad acquistare abbonamenti Alta Velocità. Che in Puglia proprio alta non è, essendo la velocità massima di percorrenza pari a 150-160 km/h. In alternativa, il rischio concreto è quello di tornare a casa ben oltre le 21, ogni giorno. Ritardi a parte. Queste le informazioni raccolte dalla voce dei viaggiatori. Un’ultima chicca: le nuove fasce escludono anche i weekend dagli abbonamenti: ciò comporta un ulteriore aggravio di prezzo del 15%, per chi lavori anche sabato e domenica, rispetto alla fascia suddetta, 9-17, dal lunedì al venerdì.

Eppure, i pendolari italiani sono tanti. Secondo Daniele Martini, che ha recentemente scritto “Scippo di Stato” con PaperFIRST, raggiungerebbero la cifra di tre milioni di utenti in Italia, ogni giorno. Mentre l’Alta Velocità copre numeri di gran lunga più bassi. L’Alta Velocità italiana, secondo Martini, è “lo scandalo quotidiano del trasporto ferroviario italiano, frutto di una scelta di fatto classista, effettuata con lucida determinazione”. Di stesso segno le parole del governatore toscano, Ernesto Rossi, riportate poco più avanti: “Chi ha un po’ di coscienza non può provare che imbarazzo vedendo in stazione i treni dell’Alta Velocità, moderni, puliti, efficienti, con quattro, dico quattro classi e, accanto, sulla stessa piattaforma, i treni regionali, in ritardo, sporchi, vecchi, da cui scendono i lavoratori e gli studenti. Anche questo è il risultato delle politiche di destra e classiste che si sono fatte in questi anni”. Dai governi di destra, di sinistra e tecnici, aggiungerei. Cosa fare? Buona l’idea del governatore del Piemonte Sergio Chiamparino che ha immediatamente dichiarato di voler sostenere i pendolari, proponendo il ritiro del provvedimento di aumento. E buona anche l’iniziativa della sindaca di Torino Chiara Appendino che intende rivolgersi a un competitor di Trenitalia per offrire un’alternativa ai viaggiatori.

Soluzioni? Basterebbe intensificare i treni regionali veloci. Ricordo che le Regioni hanno competenza sul traffico ferroviario regionale. Inutile dire che basterebbero un paio di regionali veloci, piazzati in orari strategici per aumentare incredibilmente gli abbonamenti regionali e garantire, nel contempo, grandi risparmi per i viaggiatori pendolari, evitando loro di acquistare costosi abbonamenti Alta Velocità.

Intanto, i viaggiatori restano intirizziti sulla piattaforma, in piedi, perché sul binario non c’è neanche una panchina. La cortesia, prima di tutto.