“Servono regole e sanzioni contro le bufale online: i pubblici poteri devono controllare l’informazione”. “È una nuova inquisizione contro Internet”. La “post verità” e le false notizie diffuse via web diventano oggetto di scontro tra il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella e il garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. Il primo, in un’intervista al Financial Times, ha affermato che “contro la diffusione delle false notizie serve una rete di organismi nazionali indipendenti ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capaci di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione”. Proposta che ha provocato un’immediata alzata di scudi da parte del comico genovese, che in un post sul suo blog intitolato “Post verità Nuova inquisizione” attacca i “nuovi inquisitori” che “vogliono un tribunale per controllarlo (il web, ndr) e condannare chi li sputtana”. A corredo del commento c’è un’immagine in cui Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Giorgio Napolitano, nelle vesti di giudici, “condannano” Grillo.

La reazione di Grillo nasce anche dal fatto che Pitruzzella, parlando con il quotidiano finanziario, ha affermato che “in politica la post-verità è uno dei motori del populismo e una delle minacce alla nostra democrazia“. In questo momento, continuava il suo ragionamento, “siamo a un crocevia: dobbiamo scegliere se lasciare internet così com’è, come un selvaggio West, o se ci servono regole adatte al cambiamento subito dalla comunicazione”. “Credo che si debbano definire tali regole”, è il punto di vista del numero uno dell’autorità garante della concorrenza. “E questo è compito del settore pubblico”. Infatti “le piattaforme come Facebook hanno dato grandi benefici alle persone e ai loro clienti e stanno facendo la loro parte nell’adottare politiche per modificare i loro algoritmi e ridurre questo fenomeno: ma non è compito dei privati controllare l’informazione. Questo”, ha sostenuto Pitruzzella, “è storicamente compito dei pubblici poteri“, che “devono garantire un’informazione corretta“. Secondo il garante un “organismo terzo capace di intervenire rapidamente nel caso l’interesse pubblico venga danneggiato” sarebbe la soluzione giusta.

Di qui la replica dell’ispiratore di un movimento che ha tra i propri pilastri la partecipazione via web dei cittadini alle decisioni pubbliche. Nel post l’intervista viene definita “a metà strada tra il delirio d’onnipotenza e l’ignoranza completa di come funzioni il web”. Dire che “i poteri statali devono garantire che l’informazione sia corretta”, scrive Grillo, “significa che vogliono fare un bel tribunale dell’inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso”. “Immaginatevi la scena”, è l’esempio del cofondatore del Movimento. “Scrivo sul Blog: “I politici prendono la pensione d’oro: è un privilegio che vogliamo abolire!”. Il tribunale decreta: “Falso, prendono una pensione normale come tutti, è un diritto acquisito. E’ post-verità la tua! Ordiniamo che il Blog di Grillo sia messo al rogo!” “Ma non si può bruciare, sua Pitruzzella: è fatto di bit!” “Allora al rogo il computer di Grillo e pure il suo mouse, e se si lamenta al rogo pure lui”.

E ancora: “Purtroppo Pitruzzella non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempre grigio Napolitano “la politica del click è mistificazione“. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web: “Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità”. I travestiti morali sono abituati alla TV, dove se vai con una scheda elettorale falsa i giornalisti ci credono, ma se lo fate sul web i cittadini ve lo dicono che siete dei cazzari, non prendetevela”.

“Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno”.