Il successo di Alberto Angela non è più una sorpresa, ma ottenere 5.976.000 spettatori e il 25,4% di share su RaiUno, durante le feste natalizie, con un programma culturale, è impresa titanica persino per lui.

Stanotte a San Pietro, lo speciale che il re dei divulgatori scientifici televisivi ha condotto martedì sera sull’ammiraglia di viale Mazzini, ha stracciato la concorrenza, ha (come di consueto quando si tratta di Alberto Angela) fatto impazzire i social, ha messo d’accordo critica e pubblica. Un trionfo su tutta la linea, che trova nei dati Auditel solo un suggello ufficiale che serve a dirigenti televisivi e addetti ai lavori che ancora pendono dalle labbra delle famiglie-campione.

Un racconto avvincente, quello che ha accompagnato i telespettatori tra le meraviglie (note e segrete) di San Pietro. Un racconto “confidenziale”, da crooner della cultura in tv, come è abitudine di Angela, che riesce a servire tematiche culturalmente elevate con una facilità di fruizione sorprendente. Il successo di Stanotte a San Pietro, così come di tutti gli altri programmi condotti dal figlio di cotanto padre, sta proprio nella capacità di rendere accessibili temi ostici, a volte poco televisivi, a una platea enorme, abitualmente poco incline a trascorrere la serata in compagnia di programmi culturali.

Il viaggio attraverso le meraviglie di San Pietro ha potuto contare sul supporto di Giancarlo Giannini e Carlo Verdone, a riprova del fatto che il colto e il pop, insieme, possono rendere appetibile al grande pubblico qualsiasi cosa.

Una visita notturna, esclusiva, suggestiva e curiosa. Tra opere d’arte arcinote e curiosità che in pochi conoscono, Stanotte a San Pietro scivola via senza pesantezza, è un piacere per gli occhi e le orecchie del pubblico, è un capolavoro di divulgazione culturale. Con questo ennesimo successo, Alberto Angela forse ha persino superato il padre Piero in quanto a pervasività in settori del pubblico ampi e nazionalpopolari. Anzi, forse sarebbe il caso di incoronare una volta per tutte Alberto Angela (perché se lo merita) come il David Attenborough italiano. Fatte le debite proporzioni, ovviamente, perché l’Italia non è la Gran Bretagna e la Rai non è la Bbc in quanto a produzioni documentaristiche. Ma negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, la televisione pubblica sta lentamente tornando a investire nella divulgazione scientifica e culturale, utilizzando saggiamente la popolarità vasta e trasversale di Alberto Angela.

Si può fare ancora molto, si può fare ancora meglio. E forse è il caso di ufficializzare il ruolo di Alberto Angela con una struttura ad hoc che si occupi di produrre e realizzare grandi documentari made in Italy. Dalle parti di viale Mazzini si sprecano fior di quattrini in uffici e strutture senza senso alcuno, perché non investire qualcosa in un settore fondamentale per una azienda televisiva pubblica?