Addio alla dark lady dell’astronomia: Vera Rubin, astronoma statunitense morta a 88 anni, il giorno di Natale, nella sua casa di Princeton. Alla Rubin si deve la scoperta, nel 1974, della materia oscura, che occupa da sola una percentuale di circa il 23% della massa dell’intero Universo e che è uno degli obiettivi principali della comunità scientifica mondiale a partire dal Cern di Ginevra. Ma nonostante i riconoscimenti, come il Dickson Prize, della National Medal of Science (1993); l’Henry Norris Russell Lectureship (1994), la Gold Medal of the Royal Astronomical Society (1996), la Bruce Medal (2003) e della James Craig Watson Medal (2004), fino al dedicarle un asteroide, 5726 Rubin, l’astronoma non ha mai vinto il Premio Nobel per la Fisica.

Vera Rubin era nata il 23 luglio 1928 a Filadelfia e studiò astronomia all’Università di Princeton. Nel 1951 osservò le prime anomalie nei movimenti delle galassie, ma queste scoperte furono accolte con scetticismo dalla comunità scientifica. Secondo i colleghi le sue scoperte erano impossibili sotto le leggi newtoniane. Sia il suo dottorato sia la tesi di laurea furono criticati e sostanzialmente ignorati, anche se le prove erano inconfutabili. Fortunatamente, la comunità scientifica ha successivamente riconosciuto il suo lavoro.

Lavorando con l’astronomo statunitense Kent Ford, agli inizi degli anni ’60 Vera Rubin è stata la prima astronoma a compiere l’osservazione il fenomeno delle stelle nella periferia delle galassie con una velocità orbitale corrispondente a quella delle stelle nel centro della galassia. Nel 1965 Rubin fu anche la prima astronoma a utilizzare l’osservatorio del Monte Palomar e nello stesso anno ottenne la cattedra di astronomia alla Carnegie Institution del’Università di Washington. All’epoca si riteneva che le forze gravitazionali maggiori si esercitavano dove c’era più massa (quindi nel centro delle galassie) e quindi la velocità di rotazione avrebbe dovuto diminuire andando verso la periferia. Le osservazioni della Rubin confermarono più tardi l’ipotesi dell’esistenza della materia oscura fatta da Fritz Zwicky e furono la prova più robusta (negli anni Settanta) di questa congettura.