AQUARIUS di Kleber Mendonça Filho. Con Sonia Braga, Maeve Jinkings, Irandhir Santos. (Brasile, 2016). Durata 145’ Voto 5/5 (DT)

“Quando una cosa ti piace la definisci vintage, altrimenti è vecchia, giusto?”. La cocciuta e tenace resistenza dell’inquilina Dona Clara alla cessione del proprio appartamento nel caseggiato a due piani Aquarius attorniato da impersonali grattacieli sulla spiaggia popolare di Recife. Lei è stata un critico musicale, il marito (morto) un giornalista, ma come dimostra il sinuoso e corposo flashback familiare iniziale la lotta per arrivare ad una posizione sociale decente è stata dura. In mezzo pure un cancro combattuto con fatica e una linea genealogica che continua tra figli e nipoti. Il fetido immobiliarista si presenta con la faccia pulita delle giovani vuote generazioni, poi si insinua crudele fino a distruggere nelle fondamenta il caseggiato da cui far sloggiare la donna. Aquarius è un immenso, totalizzante, delicato “character study” su Dona Clara che assorbe poroso e dettagliato memoria, orgoglio, intelletto, etica, scontro politico e sociale (compreso l’accenno alla “razza” e all’omosessualità) di tutto ciò che attornia la protagonista. Lo sguardo registico è partigiano fino al midollo e accompagna l’osservazione di Clara in una sorta di “crescendo” di scrittura alla Amado di Tocaia Grande, con tanto di metaforica fucilata in faccia all’irrispettoso e disgraziato invasore edile. “Lei che si identifica col denaro non ha personalità. Invece io so chi sono”. Astenersi i privi di combattivo ardimento per un principio. Sonia Braga nel ruolo che vale un’intera carriera.