Il Comitato del No, guidato da Alessandro Pace e Alfiero Grandi, chiede che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella convochi al Quirinale anche i coordinatori dei Comitati civici che si sono adoperati contro la riforma costituzionale e che hanno contribuito al risultato del referendum del 4 dicembre. Durante una conferenza stampa alla Camera, presenti anche Anna Falcone, Domenico Gallo e Vincenzo Vita, Grandi ha spiegato: “Noi vorremmo mettere in imbarazzo il capo dello Stato, come ha fatto il premier che prima di riferire a Mattarella ha parlato in conferenza stampa. Chiediamo di poter essere ascoltati, se possibile” in vista delle consultazioni per la crisi di governo, perché “una opinione l’avremmo”.

Grandi ha poi aggiunto: “La mia opinione è che sarebbe bene che Mattarella convocasse i Comitati per il No oltre che i rappresentanti dei partiti sulla soluzione della crisi politica. Il nostro punto di vista è che occorre innanzitutto pensare alla legge elettorale, con le modifiche sul voto agli italiani all’estero. Per noi la legge elettorale deve dare attuazione ai principi fondamentali della costituzione, dare la possibilità di scelta agli elettori e garantire che il voto sia uguale per tutti i cittadini”. Secondo Grandi, il presidente della Repubblica dovrebbe ascoltare, oltre ai Comitati per il no, anche l’Anpi, la Cgil e l’Arci che hanno contribuito al successo del No. “Sono tutte voci che che potremmo considerare utili – ha spiegato – per la soluzione della crisi”.

Il Comitato del No ha quindi deciso di non sciogliere le fila e continuerà la sua attività per vigilare sulla nuova legge elettorale. “La nostra vigilanza politica continua – ha annunciato Grandi – mercoledì mattina avremo una riunione. Abbiamo deciso che il Comitato del no e il Comitato contro l’Italicum proporranno ai 750 gruppi dei Comitati sui territori di restare in campo. Ma non vogliamo diventare un partito come gli altri, non ci interessa”. L’obiettivo non è proporre un modello, ma vigilare in particolare su due capisaldi per la nuova legge elettorale: il rispetto della Costituzione e la tutela della segretezza per il voto all’estero. Alessandro Pace spiega: “Se manca la segretezza viene meno la libertà. I voti devono essere uguali, ci devono essere le stesse garanzie per tutti gli elettori. Questa non è una critica ai cittadini italiani all’estero, tanti mi hanno scritto arrabbiati. Rispettiamo il voto degli italiani all’estero ma la colpa sta nel legislatore che dovrebbe dare tutte le garanzie”.