Al termine di un’atroce guerra di secessione durata quattro anni, non di una campagna referendaria di sei mesi, i Confederali del Sud furono sconfitti dagli Unionisti del nord. Ma in pochi mesi gli Stati Uniti divennero una nazione pacificata, con un progetto comune condiviso, vincente. Come spiegare il miracolo?. In realtà, avvenne qualcosa di speciale: i leader fecero la differenza.

Pochi giorni dopo la resa del sudista Lee, il capo dei vincitori Lincoln tenne un discorso a Washington. La gente in delirio s’aspettava un trionfale victory speech. Lincoln parlò invece di come ricostruire il Paese… Qualche settimana dopo, il capo dei sudisti tenne un discorso in Virginia, in cui disse che avevano affidato alla guerra il giudizio sui loro ideali contrapposti a quelli nordisti. Ma il Destino, la Storia, o la volontà di Dio avevano sentenziato contro di loro. Bisognava prenderne atto, trarne le conseguenze, e guardare avanti. Ma come? Gli ideali dei vincitori (abolizione della schiavitù, un’unica grande nazione) dovevano avere un senso. Compito della gente del sud era di unirsi al nord in un progetto comune basato sui principi di fondo che avevano prevalso. La gente del sud era chiamata a cogliere e interiorizzare i valori (fondanti) proposti dal nord (non, ovviamente, il resto).

Ai nostri giorni. Renzi ha sempre detto: non si può discutere in eterno, c’è il tempo della discussione, ma poi c’è il tempo della decisione e dopo si rema tutti nella stessa direzione! Giusto. Come nei paesi che funzionano. Per fortuna il 4 dicembre 2016 – data da ricordare perché fondativa -, non poteva esserci decisione più chiara e netta. Ampia maggioranza, benché in “inferiorità mediatica”, e grande partecipazione. Qual è stata la decisione? Questo il valore fondante che ha prevalso: “La democrazia liberale, nel mondo veloce e globalizzato di oggi, non è il problema, è lo strumento principe per la ricerca del bene comune”. Democrazia “liberale” significa “vincolata”. Il potere dei “vincitori” della maggioranza è limitato: da una Costituzione, da contropoteri indipendenti dal governo; dal favorire la partecipazione alla maggioranza di una pluralità di forze, interessi, idee, partiti che si coalizzano tramite negoziati e compromessi.

Ecco i nostri valori fondanti confermati il 4-12-2016. Non si tratta più di cercare un equilibrio fra democrazia ed efficienza (salvo estremismi), ma di massimizzare la democrazia liberale, perché è positivamente correlata con l’efficienza. Non vogliamo tante leggi veloci, ma poche leggi fatte bene nell’interesse dei cittadini. Per avere un buon governo è meglio controllare il politico mentre lavora, piuttosto che limitarci a giudicarlo da elettori ogni 5 anni. Ecc. Questi valori sono stati attaccati nel 2006 dalla casta di destra (Berlusconi, l’uomo del fare, lasciatemi lavorare, se avessi tutto il potere, se non ci fosse Fini… ecc.), e nel 2016 da Renzi (con argomenti simili). Ora però, per favore, basta! Chiudiamo questa discussione per una generazione, e facciamo del risultato referendario un’occasione di unità nazionale.

Renzi, il capo degli sconfitti, nel suo dignitoso addio ha inserito una frase di troppo, annunciando future ‘vittorie’ e rivincite. Ma oggi 7 dicembre terrà un discorso alla Segreteria nazionale del Pd. Se fosse uno statista, direbbe…

Cari PD-ini, e italiani del Sì: il 4 dicembre una decisione è stata presa. Essa riguarda un quadro istituzionale, e anche in prospettiva la sua evoluzione. E’ diversa da quella che avevo immaginato, ed è basata sui valori liberali, che hanno chiaramente prevalso. Prendiamone atto. Cessiamo di vagheggiare rivincite e prepariamoci a contribuire alla via indicata dal popolo. L’obiettivo comune, che può rendere l’Italia una comunità, è il loro progetto di nazione (rif.to solo ad alcuni aspetti emersi il 4 dicembre). Per farlo nostro, dobbiamo capire meglio i valori del No. Mettiamoci in atteggiamento riflessivo. Dopo le nostre piccole forzature, il popolo del No vorrà veder messa in sicurezza la procedura di revisione costituzionale… Vorranno veder attuata (con leggi ordinarie) la Costituzione in ogni sua parte. E laddove attuata, anche applicata! Sgombrando il sistema da tutto ciò che incentiva le cordate affaristiche a tentare l’assalto alla politica: ad es. riducendo gli stipendi dei politici piuttosto che il loro numero. Riflettiamo sulla legge Madia, che politicizza ulteriormente la Pubblica amministrazione contro lo spirito dell’art. 98 Cost. Collaboriamo a una nuova legge elettorale meno maggioritaria e più inclusiva, in sintonia con i valori del No e della Corte costituzionale… se i “vincitori” in maggioranza saranno tanti, complicando il governo, saranno però più inclini a governare nell’interesse di tanti”.

“So infine che il 4 dicembre molti mi hanno votato contro per l’economia. È vero: nei mille giorni del mio governo ho ignorato il Problema di fondo, perché affrontarlo è difficile e rischioso. Ma dopo il 4 dicembre, so che nei prossimi mesi o anni vinceremo o periremo insieme, noi italiani, nel tentativo forse disperato di riconquistare una sovranità, largamente perduta con la moneta. Il Pd non dovrà più sottrarsi: la “nazione” non è un concetto di destra, è il luogo dove la democrazia difende la gente. L’Europa non deve inglobare tutto, ma crescere in modo selettivo (difesa comune, ecc). Forse la sinistra liberale, cattolica e socialista democratica – proprio le forze costituenti di ieri – ritroverà, nel crogiuolo della nuova crisi che si prepara, i suoi valori”.