Mi pare che sia da condividere il messaggio formulato da Luigi De Magistris subito dopo la grande vittoria a difesa della Costituzione repubblicana, contro i tentativi di stravolgimento azzardati da Renzi & co. Nessuno può mettere il cappello sulla vittoria di un popolo che, a grande maggioranza, ha scelto di rimanere sovrano e responsabile del proprio futuro, contro le paure suscitate ad arte dai poteri forti, la campagna mediatica ossessionata e dilagante a favore del Sì, ricatti spudorati e lusinghe altrettanto spudorate.

Occorre quindi ripartire dalla Costituzione per attuarla fino in fondo. Occorre anche porsi con urgenza il problema di un parlamento che, oltre a essere composto di nominati sulla base di una legge da tempo dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, non riflette affatto l’orientamento del corpo elettorale che si è espresso con grande nettezza domenica scorsa.

A tal fine va varata una legge elettorale che rifletta gli orientamenti adottati dalla Corte e che quindi non contenga alcun premio di maggioranza e consenta agli elettori di intervenire in modo effettivo sulla scelta degli eletti. Due aspetti evidentemente negati da quella vigente, il cosiddetto Italicum su cui presto la Corte avrà nuovamente occasione di pronunciarsi.

Il popolo italiano ha scelto di ricollocarsi al centro della scena politica e di questo tutti devono prendere atto. Va quindi garantito, contro le demenziali forzature maggioritarie di cui abbiamo sofferto da quasi trent’anni a questa parte e di cui il progetto renziano di sfigurare la Costituzione ha costituito solo l’estrema, in termini di contenuti, e ultima manifestazione, la natura proporzionale del sistema elettorale che deve riflettere esattamente gli orientamenti politici esistenti nel popolo. Anche se non costituzionalizzato per esplicita scelta dei costituenti, il sistema elettorale proporzionale è infatti l’unico che garantisca la corrispondenza precisa tra popolo e parlamento, condizione imprescindibile per una politica che sia attenta alla società reale e ai suoi bisogni.

Va anche detto che la vittoria del No ha rintuzzato i tentativi dei poteri forti legati alla finanza di mettere mano alla Costituzione repubblicana. Occorre quindi ripartire da quest’ultima per dare attuazione ai suoi contenuti economici e sociali che sono assolutamente antitetici al neoliberismo che ha retto negli ultimi trent’anni le sorti del pianeta con i risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti.

I diritti affermati dalla nostra Costituzione: lavoro, salute, istruzione, cultura, ambiente, eguaglianza formale e sostanziale, potranno essere finalmente attuati solo effettuando scelte precise in ordine all’intervento pubblico che va rilanciato e riqualificato a tutti i livelli, al sistema fiscale e alla redistribuzione del reddito. Colpendo i parassiti della finanza per tutelare e promuovere il lavoro, oggi vessato, dopo i tre oscuri anni del renzismo e quelli altrettanto oscuri che l’hanno preceduto, da licenziamenti, strapotere dei capetti, morti bianche e compressione di salari e pensioni.

Su questi temi si svolgeranno com’è noto i referendum promossi dalla Cgil che mirano a promuovere i diritti del lavoro. Del pari va affrontato il problema numero uno del nostro Paese, la disoccupazione giovanile che brucia la stessa possibilità del futuro e che si accompagna alla politica di soffocamento dell’istruzione e della ricerca. Anche da tali punti di vista il governo Renzi è stato assolutamente fallimentare e ha pagato nelle urne la sua tremenda inadeguatezza e subalternità ai diktat neoliberisti. Occorre oggi una netta inversione di tendenza.

Il progetto contenuto nella Costituzione repubblicana esce rafforzato in tutti i suoi aspetti dall’importante pronunciamento referendario del 4 dicembre. Coloro che si ostinano a ravvisare in tale pronunciamento la vittoria di questo o di quello non hanno evidentemente capito nulla della sostanza di tale pronunciamento, evidenziando con ciò stesso tremendi limiti di tipo anche culturale. Continuano a ragionare nei termini asfittici della politica politicante, sostenuta da un sistema informativo chiaramente asservito al potere e incapace per ciò stesso di cogliere i processi politici e sociali effettivamente in atto.

La fase che si è aperta con il voto referendario di domenica scorsa richiede l’abbandono delle furbizie e delle forzature che, come dimostra la triste fine politica di Renzi e dei suoi accoliti, non portano da nessuna parte. Il popolo italiano chiede una classe politica che, per moralità, ampiezza di vedute e fedeltà al testo costituzionale in tutti i suoi aspetti, sia finalmente all’altezza dei proponimenti enunciati bocciando senza appello la schiforma. Guai a deluderlo.