“Virgì, ce famo un selfie?”. Dopo Beppe Grillo, il più atteso, dopo Alessandro Di Battista, il più acclamato, c’è lei. Virginia Raggi è una delle “stelle” del Movimento riunito a Roma per marciare contro la riforma costituzionale di Matteo Renzi. “Vogliono impedirci di eleggere i senatori, questo papocchio non è quello che serve all’Italia. La nostra Costituzione è bellissima”, dice mentre i suoi consiglieri comunali le fanno da guardie del corpo mentre rilascia le prime dichiarazioni davanti alla Basilica di San Paolo. Più o meno le stesse parole ripetute poi alla fine sul palco, dove si ricongiungerà con il leader dei 5 stelle dopo un rapido abbraccio a inizio corteo. “Io ho già il mio lavoro, faccio la sindaca, pure della città metropolitana. Sono stata eletta per governare Roma, non voglio fare anche la senatrice“, aggiunge per perorare la causa del No, di cui sta diventando testimonial sempre più importante.

In mezzo la lunga camminata fino alla Bocca della verità, un po’ da diva è un po’ da comune (prima) cittadina. Abbigliamento semplice, vestito nero e trench beige, senza nessun riferimento al verde-bianco-rosso della bandiera dell’Italia indicato dagli organizzatori come “dress code” della manifestazione. Quando il codazzo di giornalisti e sicurezza si dirada inghiottito dall’arrivo di Beppe Grillo, la Raggi – che gioca in casa, nella manifestazione del M5S – è tutta per i suoi cittadini. I suoi fan. “Bella, brava Virginia”, urla una signora quasi commossa. “Vedete, lei sta in mezzo a noi, è la sindaca del popolo”, spiega un altro. La marcia di quattro chilometri è una serie infinita di foto, con vecchi e bambini, di gruppo o selfie, persino con il cane, tra auguri, complimenti, dichiarazioni di sostegno incondizionato. C’è chi si lamenta dell’Atac e chi delle multe dei vigili sotto casa, chi propone progetti per i mercati o la mobilità alternativa, chi si raccomanda per il nuovo stadio della Roma. “Tieni duro, te stanno a fa’ la guerra”.

Si fa più seria con i consiglieri e collaboratori quando discute a bassa voce del prossimo futuro e invita a concentrarsi sul referendum. “Per questo aspettiamo il 4 dicembre…”, risponde parlando di uno dei tanti temi caldi sul tavolo del Comune. Le difficoltà di questi primi mesi alla guida della Capitale non sembrano aver intaccato la sua popolarità. E l’intenzione dei vertici del Movimento 5 stelle è quella di sfruttarla appieno nell’ultima settimana prima del voto: la Raggi avrà un ruolo di primo piano nello sprint finale della campagna per il No.

Ha già cominciato ad averlo. Giovedì, insieme alla sua collega di Torino Chiara Appendino, aveva pubblicato su Facebook un video in cui diceva no alla riforma in qualità di amministratore locale che dal nuovo assetto verrebbe danneggiata. Il giorno dopo aveva aggiunto che, in caso di vittoria del Sì, si sarebbe dichiarata indisponibile ad essere nominata senatrice. Oggi la partecipazione, da ospite d’onore, alla marcia per le vie di Roma. E non è finita qui: martedì 29 la battaglia contro la riforma costituzionale approderà anche in Aula Giulio Cesare, al Campidoglio. All’ordine del giorno del prossimo Consiglio comunale, come primo punto, c’è una mozione presentata del M5s (a firma, tra gli altri, del capogruppo Paolo Ferrara e di Angelo Sturni, i due consiglieri più visti anche alla manifestazione) che impegna la sindaca a “esprimere ai presidenti delle Camere l’allarme dell’assemblea capitolina per la deriva autoritaria in atto”. Un atto puramente dimostrativo (di qui a domenica non ci sarà tempo per nessun incontro, dopo il voto chissà cosa succederà), che però avrà l’effetto di spostare l’attenzione dentro e fuori al Comune sul referendum e sulla battaglia per il no.

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