La Ferriera di Trieste torna sotto accusa. Dopo una campagna elettorale tutta giocata sul futuro dell’“Ilva del nord”, e l’elezione di un sindaco che sotto elezioni aveva dichiarato guerra all’area a caldo dello stabilimento siderurgico, è stato presentato un nuovo report che punta il dito sullo stato psico-fisico degli abitanti di Servola, il quartiere collocato a ridosso dell’impianto industriale.

I risultati dello studio “Indicatori di stress e inquinamento industriale. Analisi di un contesto a forte insediamento produttivo”, richiesto dal Comune di Trieste più di un anno fa e redatto da Azienda sanitaria e università, sono preoccupanti: il “rapporto con l’ambiente” dei servolani è statisticamente peggiore rispetto a chi abita a Guardiella, quartiere della città ritenuto simile a esclusione della presenza industriale. Polveri, cattivo odore e rumori (questi ultimi in grado di danneggiare anche la “qualità del sonno”, che ha fatto registrare punteggi inferiori a Servola), sono stati i fattori che più hanno pesato sulla percezione della salubrità ambientale di chi vive a pochi passi dalla Ferriera. Così come è risultata più bassa la “soddisfazione per la propria abitazione”.

Lo stato psichico emerso dai test ha trovato riscontro nelle analisi delle urine: lo studio prevedeva infatti che il campione dei 400 intervistati, fumatori esclusi, si sottoponesse a queste ulteriori analisi per determinare gli effetti dell’ambiente sul loro stato biologico. Anche in questo caso i dati sono allarmanti. I due metaboliti presi in considerazione, la MDA e l’8-OHdG, indicatori di uno stress ossidativo derivante dall’esposizione a contaminanti aerodispersi e alla base di molte patologie, hanno evidenziato differenze nettissime: il valore riscontrato nei servolani è doppio per la MDA, e di 83 volte superiore per l’8-OHdG, rispetto agli abitanti di Guardiella. I soggetti di Servola “sono in uno stato di pre-malattia chiaramente causato da contaminazione ambientale”, ha osservato il prof. di Biochimica all’Università di Trieste Ranieri Urbani, che ha curato questa parte del report.

Lo stesso Urbani aveva già condotto, nel 2011, un’indagine sulle urine di due abitanti di Servola, registrando come la concentrazione degli idrocarburi policiclici aromatici fosse addirittura mille volte superiore a chi viveva lontano dall’impianto industriale. Ma allora l’indagine era stata svolta su tre soli cittadini, mentre ora il numero è di 113. Sebbene, a detta di Riccardo Tominz, del Dipartimento di Prevenzione dell’ASUITS e responsabile dell’indagine nel suo complesso, tale dato non si possa ancora riferire all’intera popolazione, resta il fatto che “i valori di picco risultino molto ben definiti, indicando uno stato di evidente sofferenza e una situazione complessiva dalla quale emergono effetti negativi per la salute”. Tominz mette però le mani avanti sulla fonte dell’inquinamento, precisando che lo studio si limita a fotografare una situazione, ma non indica la causa del problema.

Dichiarazioni che vengono fatte proprie dall’assessore regionale all’ambiente Sara Vito, per la quale il report “non mette in relazione diretta la salute degli abitanti con specifici fattori di inquinamento ambientale ma piuttosto con una complessiva qualità della vita”. L’assessore della giunta Serracchiani precisa inoltre che i dati emersi “fotografano un preciso momento temporale e‎ non possono dare evidenza di miglioramenti nel frattempo intervenuti sulla situazione complessiva per effetto degli interventi prescritti dall’AIA”.

Parole a cui risponde direttamente Barbara Belluzzo del Comitato 5 Dicembre: “L’inquinamento riscontrato a Servola è legato all’unico insediamento industriale presente nel rione, la Ferriera. Gli studi pubblicati negli ultimi mesi, messi insieme, individuano chiaramente la fonte dell’inquinamento. A cominciare dalle analisi dei suoli, che a Servola hanno evidenziato, come denunciato dal M5S, livelli di diossina doppi rispetto ai limiti di legge”. La conclusione è politica: “Ora vogliamo che il Comune prenda i provvedimenti che ha promesso durante la campagna elettorale”.

Che la situazione non sia migliorata, se non altro nella percezione degli abitanti, lo fornisce anche un altro report, fornito da Pierluigi Barbieri, docente di Chimica all’Università di Trieste, già consulente per la Procura sui problemi dell’inquinamento della Ferriera e ora al servizio del Comune: a essere contate sono state le segnalazioni alla polizia locale per problemi legati all’inquinamento provenienti da Servola dal 2009. Nel 2015 si è registrato il numero di chiamate più alto (1.222) mentre nei primi nove mesi del 2016 il valore è rimasto, in proporzione, sullo stesso livello (858). “Non abbiamo evidenza di miglioramenti marcatissimi per quanto riguarda l’impatto sull’ambiente della Ferriera”, ha confermato Barbieri.