Presunte irregolarità nella raccolta firme anche a Bologna. Dopo lo scandalo di Palermo, sono 4 gli indagati tra i 5 stelle nell’ambito dell’inchiesta relativa alle elezioni Regionali del 2014 in Emilia-Romagna. Tra questi anche il consigliere comunale Marco Piazza, braccio destro di Massimo Bugani. Che difende il collaboratore: “Non ho alcun dubbio sulla sua integrità”, dichiara il capogruppo del M5s al Comune. Se c’è stato qualche errore sarà “facilmente dimostrabile” che si è trattato di una semplice “coglionata” fatta “in buona fede” da qualche “fessacchione“. Allo stesso modo si potrà dimostrare se invece c’è stata una “trappolina” ordita per “colpire me”, aggiunge il grillino, affermando che l’esposto da cui è nata l’inchiesta “forse è stato architettato ad arte da qualcuno”: cioè dai sostenitori dell’ex consigliere regionale pentastellato Andrea De Franceschi, citato esplicitamente da Bugani, che da quelle stesse elezioni del 2014 fu escluso perché indagato.

I vertici del movimento annunciano sospensioni: “Per un episodio tutto da chiarire su una decina di firme a Bologna e per quello di Palermo in cui coloro a cui è stato notificata l’indagine si sono già autosospesi così come faranno gli altri che dovessero venirne a conoscenza, il MoVimento viene passato ai raggi x, fioccano le inchieste sui giornali e i tg scatenano gli opinionisti – si legge in un post pubblicato sul blog – due pesi e due misure. Se usassero con loro lo stesso metro che usano con noi, il MoVimento sarebbe al 60%. Anche qualcuno di noi a volte sbaglia, ma state sicuri che pagherà, come sempre è accaduto e come sempre accadrà”.

Il M5S viene “prima di tutto – si legge in un messaggio di Marco Piazza pubblicato in coda al post – qualora la procura confermasse le notizie di stampa e mi arrivasse un avviso di garanzia mi autosospenderò immediatamente in attesa di chiarire la vicenda. Questa brutta esperienza che sto vivendo, deve essere l’occasione per ribadire la nostra trasparenza e serietà in ogni momento”.

Il Pd parte all’attacco. “Quattro indagati per le firme false a Bologna, sommati con quelli di Palermo sono dodici. Allora è un metodo, si chiama Grillopoli“, twitta la vice capogruppo democratica alla Camera Alessia Morani. “Deve esserci qualcosa di diabolico in chi raccoglie le firme dei 5stelle. “Evidentemente Di Maio quando parla di brogli pensa agli esponenti del suo movimento, perché la Grillopoli si sta allargando”. Il riferimento è alle parole pronunciate dal vicepresidente della Camera ad Agorà in mattinata: “Siamo pronti a ricorsi su tutto il territorio nazionale nel momento in cui ci dovessero essere dei brogli. Il voto degli italiani all’estero si espone a questo pericolo”, ha detto Di Maio, ospite di Gerardo Greco su RaiTre.

Le parole di Di Maio, pronunciate poco prima che si sapesse dei quattro indagati di Bologna, danno la stura a una pioggia di strali. “Da Palermo a Bologna le firme false sembrano proprio essere una pericolosa abitudine M5S – attacca la senatrice Monica Cirinnà – uno scandalo che calpesta ogni rispetto della legalità e delle regole democratiche. E Di Maio, invece di parlare della Grillopoli che si sta estendendo a macchia d’olio, s’inventa ipotetici brogli al referendum. Farebbe molto meglio a guardare in faccia alla realtà”.

Per Emanuele Fiano, della segreteria Pd, “Grillo, Di Maio e Di Battista se ne lavano le mani e stanno zitti dopo aver raccontato la balla che a Palermo si trattava solo di un errore di copiatura, mentre le firme erano false. Cosa diranno su Bologna? Intanto non si autosospende nessuno dei parlamentari interessati e i capi si autoassolvono. Cosa succede, il famoso regolamento della Casaleggio associati è oramai sparito, lo streaming sepolto, la trasparenza una lingua straniera? O forse quando si tratta di poltrone, di stipendi, di incarichi, tutti i capi grillini fingono di non sapere, di non capire e, ovviamente, se c’erano dormivano?”.

“E’ davvero inaccettabile che Luigi Di Maio vada in televisione a dire che sente odore di brogli – il commento della la vice presidente dei senatori del Pd Giuseppina Maturani – se fossi maliziosa direi che sente odore di sconfitta e mette le mani avanti. Ma quello che stupisce ancora di più e indigna è che Di Maio continui a tacere e a fare finta di niente sulla vera e propria Grillopoli delle firme false dei grillini. La macchia si allarga sempre di più con altri 4 indagati a Bologna. Caro Di Maio, perché non rispondi?”.

“Si sta avvelenando un clima, non voglio contribuire ad avvelenare un clima – il commento del sindaco di Bologna, Virginio Merola – quello che conta è il pronunciamento della magistratura, non le indagini. Il problema ce l’ha il Movimento 5 stelle, perché ha sempre processato le persone senza aspettare le sentenze… e adesso sono problemi loro”. “Seguendo la loro teoria, Piazza dovrebbe essere sospeso – prosegue il primo cittadino – detto questo, in uno stato di diritto si aspettano le sentenze della magistratura. Quindi facciano loro, si sono inguaiati con le loro mani”. L’indagine era partita a seguito dell’esposto ai carabinieri di Vergato presentato da due ex attivisti del M5S di Monzuno, Stefano Adani e Paolo Pasquino.