Una bestemmia in diretta. Era il 1974, quando, nelle acque di Sorrento, dove si accingeva a inanellare l’ennesimo record d’immersione, esplose la sua rabbia nei confronti di un sub Rai, Enzo Bottesini, noto a tutta Italia come ex-campione del seguitissimo Rischiatutto di Mike Bongiorno: l’uomo non riuscì a evitare l’impatto con Enzo Maiorca che aveva appena iniziato la sua discesa. Riemerse e lo travolse con la sua rabbia censurata e che gli costò una sorta di ostracismo televisivo.

enzo_maiorca_02L’episodio è una virgola che non cambia nulla nella carriera del più grande apneista italiano, Enzo Maiorca, colui che a suon di sfide, con se stesso innanzitutto e con avversari mitologici come Jaques Mayol per dirne uno, ha traghettato l’apneismo mondiale dal pionierismo al professionismo. In quella rabbia incontrollata, c’è nascosta la scintilla che portò Maiorca a sfidare il mare. La paura per un elemento da rispettare, il mare. A quattro anni nuota già come un pesce ma “Il mare spacca le teste più dure” soleva ripetere, forse per esorcizzare il rischio, di cui era consapevole.

Negli anni ’50 gli mostrarono un articolo che parlava dei record, poco superiori ai 40 metri, e si convinse a competere sfidando il mare, che quotidianamente viveva nella sua splendida Siracusa. Proprio nelle sue acque, nel settembre 1960, dopo un’immersione artigianale zavorrato con liste di piombo, Enzo riporta in superficie il tubo d’ottone dei 45 m. Stanco, con il naso sanguinante, ma appagato e felice, il sub lo mostra alle telecamere della Rai: abbattuto il precedente record di 44 m, stabilito un mese prima al Circeo da Amerigo Saltarelli.

Jacques Mayol
Jacques Mayol

Da quel momento i botta e risposta si susseguirono, cambiarono gli avversari, le misure andavano sempre più giù, nel blu profondo. Istinto contro meditazione, Maiorca contro Mayol, è l’apnea che fa il boom e appassiona il mondo. Due filosofie diverse di approcciare la sfida e quel traguardo impossibile, i meno 100 metri. Mayol lo raggiunge nel 1976, Enzo aveva già deciso di ritirarsi già due anni prima perché una sincope lo aveva quasi ucciso. Ma stavolta fu la testa dura del grande siracusano a spaccare il mare.

Enzo Maiorca e la figlia Rossana
Enzo Maiorca e la figlia Rossana

Complici le figlie, Patrizia e Rossana (morta il 6 gennaio 2005 a causa di un cancro al seno), Enzo a 57 anni arrivò a – 101 metri. Era il 30 luglio del 1988 e con l’ultimo, incredibile record fatto in casa, nelle acque di Fontanebianche (Siracusa) salutò le sfide agli abissi per continuare ad amare il mare e le sue creature. Essendone anche lui, creatura fantastica, aveva deciso nel 1967 di sposarne la difesa perché la fauna marittima andava protetta.

Vegetariano convinto, spiegò l’addio alla pesca subacquea in un’intervista: ”Mi ero immerso in una secca poco lontana dal capo che protendendosi verso il mare aperto chiude a sud la baia di Siracusa. Quella mattina mi accadde di arpionare una cernia. Una cernia robusta, combattiva. Si scatenò sul fondo una vera e propria lotta titanica fra la cernia che pretendeva di salvare la sua vita e me che pretendevo di togliergliela. La cernia era incastrata in una cavità fra due pareti; cercando di rendermi conto della sua posizione passai la mano destra lungo il suo ventre. Il suo cuore pulsava terrorizzato, impazzito dalla paura. E con quel pulsare di sangue ho capito che stavo uccidendo un essere vivente. Da allora il mio fucile subacqueo giace come un relitto, un reperto archeologico impolverato nella cantina di casa mia”.

Ecco che torna tutto, anche quella maledetta bestemmia, che nasce dalla paura, viene inghiottita negli abissi. Un uomo immerso nel suo elemento, per Enzo Maiorca era l’acqua, che capisce di non poter né dover sostituirsi a quel Dio che dà e toglie la vita, acqua che è Dio stesso. Una divinità marina che oggi si ricongiunge al blu profondo che, non era un caso, era profondissimo nel colore dei suoi occhi.