Consiglieri regionali e senatori allo stesso momento? Al momento non è possibile in 5 Regioni: le due cariche sono incompatibili in Trentino Alto Adige, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia. E a dirlo è proprio il loro statuto, quello che le rende “speciali”. Una norma che svuoterebbe di significato il nuovo Senato progettato nella riforma Boschi che prevede che i nuovi componenti siano eletti tra i consiglieri regionali e tra i sindaci. Se quindi il 4 dicembre vincesse il Sì si aprirebbe la strada ai conflitti davanti alla Corte Costituzionale, a meno che i consigli di Bolzano, Trento, Cagliari, Trieste, Aosta e Palermo non mettano mano a modifiche dello statuto prima dell’entrata in vigore della riforma, prevista nel 2018.

La formula è identica dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, cambia solo il numero dell’articolo da statuto a statuto: “L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere”. Gli statuti speciali hanno infatti rango costituzionale e quindi il conflitto con l’articolo 57 così com’è stato riscritto dal Parlamento appare scontato. Un conflitto istituzionale che si aggiungerebbe a quelli già prospettati da diversi costituzionalisti. “Per quanto si tratti di un problema giuridico formale, potevano scrivere meglio il nuovo testo”, afferma a ilfattoquotidiano.it il costituzionalista Antonio D’Andrea, giurista che insegna all’università di Brescia. “La questione è risolvibile cambiando gli statuti – aggiunge – il cui iter è identico a quello costituzionale con l’aggiunta di un parere regionale. Sempre che, ma appare francamente un’ipotesi fantasiosa, un consiglio regionale non decida di imputarsi e far prevalere la propria specialità, rivendicando il diritto a stabilire le incompatibilità”. Quindi per modificare gli statuti servirebbe l’iter con quattro passaggi parlamentari, oltre alla pronuncia dei rispettivi consigli regionali.

Nei giorni scorsi questa circostanza era stata sollevata dal Comitato per il No siciliano, promosso da Sinistra italiana e Altra Europa con Tsipras e se n’era discusso anche in Sardegna con il deputato cagliaritano Michele Piras (Sinistra Italiana) che aveva definito i riformatori dei “pasticcioni”. In Senato, invece, era stato l’ex ministro Roberto Calderoli ad evidenziare l’anomalia: “Prima che le Regioni a statuto speciale possano eleggere i propri senatori, sarà necessario modificare i loro statuti, attraverso cinque leggi costituzionali, con la necessità dei quattro passaggi parlamentari e il parere di ciascuna Regione”. Tutto molto semplice, secondo Anna Finocchiaro, presidente della Commissione affari costituzionali, “a meno che Calderoli non ritenga possibile che ci siano Regioni a statuto speciale che non vogliamo mandare i propri rappresentanti a comporre il Senato”. Una scalata impervia, invece per il leghista, con qualche rischio di troppo: “Fino a quando non verranno approvate queste leggi, il Senato non potrà andare a rinnovo. Eppure teoricamente lo scioglimento del Senato potrebbe avvenire già dal giorno dopo della riforma costituzionale. E quindi a quel punto sarebbe il caos”.