Sarà una Corte Costituzionale a composizione ridotta a decidere sulle sorti dell’Italicum.La data del verdetto non si conosce ancora, dopo il rinvio dell’udienza che era stata fissata per il 4 ottobre scorso. Per ora di certo ci sono le dimissioni presentate dal decano dei giudici costituzionali, Giuseppe Frigo, eletto dal Parlamento su indicazione del centrodestra, nell’ottobre del 2008. Una scelta sofferta la sua, motivata da ragioni di salute, e che avrà un impatto immediato sull’attività della Corte.

“E’ stata una grandissima esperienza – afferma in una nota il magistrato, che lascia a 8 mesi dalla scadenza del mandato – sono fiero di essere stato giudice costituzionale. Sono addolorato per essere stato costretto mio malgrado, senza pressioni di nessuno, a lasciare. Sono stato costretto a lasciare dai medici, che mi dicevano che questo impegno lavorativo a 600 chilometri di distanza dalla mia residenza (a Brescia, ndr) era troppo pesante, non compatibile con le mie condizioni”.

Come procederà ora il lavoro della Consulta? Finché le Camere in seduta comune non provvederanno ad eleggere un nuovo giudice, la Corte prenderà le sue decisioni con 14 giudici invece di 15. Un fattore non di poco conto, visto che per le pronunce della Consulta basta la maggioranza semplice, cioè la metà più uno dei voti espressi. Con la conseguenza che se sulla legge elettorale ci sarà una spaccatura a metà tra favorevoli e contrari, il presidente della Consulta, Paolo Grossi, sarà l’ago della bilancia: il suo voto diventerà decisivo, perché in caso di parità vale doppio.

Un’eventualità che non si può escludere a priori: la scelta del rinvio per evitare interferenze con il lavoro del legislatore e con l’esito del referendum costituzionale, fatta dal presidente Grossi, è stata largamente condivisa dal collegio dei giudici, ma non è affatto detto che la stessa compattezza si registrerà quando si tratterà di entrare nel merito delle questioni sollevate dai tribunali di Messina e Torino, e da ultimo di Perugia.

Per la Corte l’uscita di Frigo – che prima di approdare alla Corte era già noto come avvocato penalista e professore universitario e che da presidente dell’Unione delle Camere penali ha condotto la battaglia per l’inserimento nella Costituzione del principio del giusto processo – è un nuovo terremoto: a febbraio a lasciare a sorpresa il suo ruolo di presidente, ma non di giudice costituzionale, era stato Alessandro Criscuolo, per ragioni familiari.