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Alluvione in Nepal, i dispersi sono 1.924. “Cento lavoratori intrappolati in una centrale idroelettrica”

Le vittime sono almeno 579. Rischio di ulteriori esondazioni: "Aumenta il flusso di acque limacciose". ActionAid: "Un nepalese su 100 colpito da catastrofe, forte timore per la diffusione di malattie infettive"
Alluvione in Nepal, i dispersi sono 1.924. “Cento lavoratori intrappolati in una centrale idroelettrica”
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È salito a 579 il numero dei morti accertati a causa della devastante inondazione, causata dal collasso di un ghiacciaio, che mercoledì ha colpito il nord del Nepal e la regione cinese del Tibet. Secondo gli ultimi dati forniti dalla polizia nepalese, i dispersi sono 1.924 – tra loro ci sono cittadini provenienti da una trentina di Paesi – tra cui tre italiani. Gli stranieri non ancora individuati sono 644: il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 178 persone non ancora rintracciate, seguito da 65 cittadini statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi. Oltre 1.400 i feriti. Nel frattempo, è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina, inviata dal ministero degli Esteri per rafforzare l’assistenza ai connazionali e acquisire informazioni sui tre italiani ancora dispersi. La Farnesina invita alla massima prudenza per il rischio di nuove inondazioni e raccomanda di evitare le aree colpite, in particolare il valico di Gyirong. Il Nepal ha fatto sapere di non avere al momento bisogno di assistenza straniera nelle operazioni di ricerca e soccorso, nonostante le offerte di aiuto arrivate da numerosi Paesi.

Timore per una nuova piena

Le autorità cinesi hanno sospeso le operazioni di soccorso a causa dell’alto rischio di nuove inondazioni, dopo che un lago formato da enormi cumuli di detriti sul confine tra Cina e Nepal ha iniziato a straripare verso l’area in cui erano dirette le squadre. “A tutte le squadre di soccorso è stato ordinato di rimanere sul posto e di attendere ulteriori istruzioni. E alle squadre che avevano raggiunto l’area precedentemente è stato ordinato di ritirarsi di un chilometro“, riferisce la tv statale cinese. Il lago si è formato dalla colata di fango e detriti che ha travolto Gyirong, importante valico di frontiera tra Cina e Nepal: il livello dell’acqua dovrebbe aumentare nei prossimi tre giorni a causa delle continue piogge, raggiungendo un volume di tre milioni di metri cubi intorno al 1° settembre. Ciò aumenta “il rischio di una rottura che potrebbe provocare un’inondazione a valle e potenzialmente causare ulteriori danni in aree come il porto di Gyirong e altre località”, riferisce l’agenzia di stampa statale Xinhua. Squadre di ingegneri specializzati stanno monitorando la situazione.

Nepal: “Rischio ulteriori esondazioni”

“È giunta notizia di un leggero aumento del flusso di acque limacciose nella stessa zona interessata in precedenza dalla grave inondazione – lungo il fiume Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa – e sussiste il rischio di ulteriori esondazioni“: lo ha dichiarato il portavoce dell’autorità nepalese per la gestione dei disastri, Shanti Mahat. Il distretto di Rasuwa è “completamente isolato”, ha detto il ministro dell’Informazione del Nepal, Bikram Timilsina. “Non siamo ancora riusciti ad arrivare sul posto, ci vorrà tempo per valutare l’entità dei danni – ha spiegato alla BbcSolo in elicottero siamo riusciti a soccorrere le persone” coinvolte nel disastro.

ActionAid: “Un nepalese su 100 colpito. Paura per malattie infettive”

“La situazione umanitaria è drammatica. Basti pensare che, su una popolazione di poco inferiore ai 30 milioni di abitanti, oltre 320mila persone sono state colpite in qualche modo dalla catastrofe: circa una persona su cento“. Così Arianna Banfi, operatrice umanitaria di ActionAid a Kathmandu. “Più di 40mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, aggiunge. “Le necessità più urgenti sono cibo, acqua potabile, kit igienico-sanitari, rifugi temporanei, assistenza medica e supporto psicologico per aiutare le persone ad affrontare il trauma vissuto. C’è inoltre una forte preoccupazione per la diffusione di malattie legate all’acqua stagnante e alla proliferazione delle zanzare, come colera, dengue e malaria. Per questo stiamo distribuendo zanzariere, medicinali e fornendo assistenza sanitaria specifica alle comunità più vulnerabili”.

Cento lavoratori intrappolati all’interno di un tunnel di un impianto idroelettrico

Intanto il portavoce dell’Esercito nepalese, il generale di brigata Raja Ram Basnet, ha riferito ad Associated Press che è stata dispiegata una squadra presso il progetto idroelettrico Upper Trishuli-1, vicino al confine fra Nepal e Cina, a seguito di segnalazioni secondo cui circa cento lavoratori sono rimasti intrappolati all’interno di un tunnel. “È complicato individuare i punti di ingresso e di uscita del tunnel perché tutto è stato ricoperto dal fango”, ha dichiarato Basnet. “La nostra priorità assoluta è soccorrere le persone bloccate”, ha aggiunto.

Pechino: “Intensificheremo al massimo le operazioni di ricerca e soccorso”

Il presidente cinese Xi Jinping ha presieduto venerdì una riunione della leadership del Partito comunista, in cui è stato chiesto di intensificare al massimo le operazioni di ricerca e soccorso per i cittadini cinesi e stranieri dispersi in Tibet (che Pechino chiama Xizang) e in Nepal. Secondo il resoconto fornito ai media, nel vertice è stato deciso di fare tutto il possibile per cercare e soccorrere le persone ancora disperse, evacuare rapidamente quelle in pericolo e fornire cure tempestive ai feriti. Particolare attenzione è stata inoltre posta sul rafforzamento del monitoraggio e dei sistemi di allerta e sulla prevenzione di ulteriori disastri.

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