Il No rallenta e, dopo quella che sembrava una piccola fuga, a un mese esatto dal referendum costituzionale la cosa certa è che sarà un testa a testa. Questo dice il sondaggio settimanale del venerdì condotto da Ixè per Agorà (Rai3). Tra No e Sì in questo momento c’è un solo punto: i contrari al 39, i sostenitori delle riforme al 38. La scorsa settimana il No era al 40 e il Sì al 37, quindi c’è stato il travaso di un punto percentuale. A pesare verosimilmente l’aumento di coloro che dicono che andranno sicuramente a votare che passa dal 56 al 58 per cento in sette giorni, quota destinata a salire perché il 12 per cento dice che ancora deve decidere se presentarsi alle urne.

Resta da capire quanto peseranno due incognite. La prima: il 23 per cento si dice ancora indeciso tra Sì e No, cioè dice che andrà a votare ma non sa cosa. La seconda: bisognerà vedere se questa tendenza avrà una continuità e in quel caso significherà che il movimento di “espansione” del No ha raggiunto il suo massimo.

Come si comportano gli elettori dei vari partiti? A essere più motivati alla partecipazione al voto, secondo l’istituto diretto da Roberto Weber, sono quelli del Partito Democratico e di Forza Italia (con quote di partecipazione del 68 e del 69 per cento), leggermente più indietro quelli del M5s (65) e della Lega Nord (59).

Il senso d’appartenenza al partito, invece, comincia a ridurre le quote di “dissidenti” tra gli elettori dei partiti. Nelle settimane scorse, infatti, molti sondaggi hanno messo in luce che all’interno di ogni partito una fetta considerevole di elettori “tradivano” le indicazioni di voto delle rispettive forze politiche, tanto che nel Pd un quarto degli elettori un quarto rispondeva di voler votare No, circa un quarto degli elettori M5s rispondeva di votare Sì e addirittura tra i simpatizzanti di Forza Italia si arrivava fino a 4 elettori su 10 che si dicevano favorevoli alla riforma (mentre Fi fa campagna per il No). Ora le parti di “dissidenti” interni agli elettorati sta calando non di poco: nel Pd dice che voterà No “solo” il 15 per cento, tra gli elettori M5s i favorevoli scendono al 21 e tra quelli di Forza Italia al 14. Resta invece notevole (24 per cento) la parte di elettori della Lega Nord che vorrebbero votare Sì.

La maggioranza degli intervistati da Ixè (64 per cento) rifiuta comunque un rinvio della data del referendum a causa del terremoto. Circa un terzo (34 per cento) sarebbe invece favorevole allo slittamento del voto.

Partiti stabili: Pd al 33, M5s al 29
Tra i partiti, come succede ormai da un paio di mesi, la situazione è quasi paralizzata. Il Pd è il primo partito, con il 33,4 per cento e un lieve aumento dello 0,3 in una settimana. Seguono i Cinquestelle che calano quasi di nulla (0,2) e restano comunque al 29,1. Il terzo partito è ancora stabilmente la Lega Nord che pure cala di quasi mezzo punto e scende al 13,4, ma mantiene distaccata Forza Italia, ancora sotto al 10, anche per un’ulteriore flessione dello 0,1 che la porta al 9,5. Tra gli altri, gli unici a superare la soglia di sbarramento sarebbero oggi Sinistra Italiana (3,7, in calo dello 0,3) e Fratelli d’Italia (3,2, aumento dello 0,3). Resterebbe fuori Area Popolare che tra l’altro ha a che fare anche con le guerre intestine all’Udc: il partito di Alfano e Casini non va oltre il 2,4, anche se in recupero (+0,6). Quasi insondabili Verdi, Rifondazione e Scelta Civica.

Crescono la fiducia in Renzi e nel governo
Infine la fiducia nei leader. Quella per il presidente del Consiglio Matteo Renzi cresce di un punto e si attesta al 32 e lo stesso fa quella nel governo è al 30 (e è in ripresa rispetto a settembre quando era finito anche al 27 per cento nell’indice di popolarità). In testa, come sempre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ottiene piena fiducia dal 53 per cento degli intervistati. Dopo Renzi, secondo, ci sono Giorgia Meloni (22), Beppe Grillo (21), Luigi Di Maio (18), Matteo Salvini (17).

“Ricostruiremo tutto”, la maggioranza non ci crede
Ixè ha posto anche alcune domande legate alla nuova emergenza dovuta ai due terremoti del 26 e del 30 ottobre che hanno sconvolto il Centro Italia. Diciamo che la storia italiana pesa sulla mancata fiducia degli intervistati nelle parole di Renzi rispetto alla ricostruzione (“Ricostruiremo tutto, anche le chiese, le realtà turistiche e commerciali”). Resta diffidente la maggioranza di chi risponde (51 per cento) che non crede all’impegno preso dal capo del governo. Il 42 per cento si fida invece delle parole del presidente del consiglio.

Lo stesso spirito spinge gli intervistati a ritenere in larga maggioranza (81 per cento) che i danni del sisma siano conseguenza (anche) di incuria e mancata prevenzione. Solo il 16 per cento, al contrario, pensa che sia stato fatto tutto il possibile per prevenire danni. Anche per questo probabilmente il 38% degli intervistati risponde di non sentirsi al sicuro nel luogo in cui vive. Il 58 per cento, tuttavia, non pensa di essere in pericolo.

Ospitare uno sfollato? Sì. E un migrante? No
Invece è fortemente significativo della cronaca delle ultime due settimane ciò che emerge da una doppia domanda incrociata posta da Ixè: ospiterebbe uno sfollato del terremoto? E ospiterebbe un profugo? Infatti il 71 per cento degli italiani risponde di essere disponibile ad accogliere a casa uno sfollato (contro il 28), mentre la proporzione si ribalta perfettamente per quanto riguarda i migranti: il 73 per cento non ospiterebbe un profugo, risponde di sì solo il 24 per cento (che comunque è sempre un quarto del campione).