Niente abusi o torture sui migranti negli hotspot italiani. Perché “che le forze di polizia operino violenza su di loro è totalmente falso”. Mario Morcone, capo Dipartimento immigrazione del Viminale, attacca il contenuto del rapporto di Amnesty International che parla di detenzioni arbitrarie, respingimenti illegittimi e pestaggi all’interno dei centri di identificazione dei migranti nel nostro Paese. Per lui “cretinaggini” che lo hanno lasciato “sconcertato”. Ma non c’è solo Morcone: anche il capo della polizia Franco Gabrielli contesta il report e specifica che non sono “mai stati usati metodi violenti”, così come alla Commissione europea non risulta che siano state compiute violazioni dei diritti fondamentali all’interno degli hotspot italiani.

“Amnesty costruisce i suoi rapporti a Londra, non in Italia – ha detto Morcone nel corso della presentazione di un libro alla Camera -. Ricordo che negli hotspot sono presenti rappresentanti dell’Alto commissariato per i rifugiati: o si sono distratti, o Amnesty sta facendo un’operazione a Londra, perché è lì, e non in Italia, che Amnesty costruisce i suoi rapporti”. Più in generale sul tema dell’immigrazione, Morcone è tornato a ribadire che sono in atto “molte strumentalizzazioni“. “Si fa strada un clima in cui si parla di reati in aumento a causa degli immigrati, quando non è così e qualsiasi prefetto lo può confermare; un clima in cui si parla di ‘invasione’, e se c’è un’invasione io non me ne sono accorto. C’è fatica, certo. Ma ci sono anche strumentalizzazioni sulla pelle della gente. C’è un clima velenoso che si va saldando, indipendentemente dalle sensibilità politiche, con un’insofferenza fondata sulle strumentalizzazioni. In questo quadro, con falsità che provengono da tutte le parti, il rapporto di Amnesty è sconcertante“.

Sul dossier interviene anche la Commissione europea: a Bruxelles non risulta che negli hot spot italiani si siano verificate violazioni. “Non ci è stato riportato nulla di tutto ciò”, ha detto Natasha Bertaud, portavoce per l’Immigrazione della Commissione. “Nessuna delle agenzie europee né le ong che lavorano nell’hot spot ci hanno riportato nulla di quanto contenuto nel rapporto”, ha precisato, sottolineando che “in realtà sono proprio gli hotspot ad assicurare che la registrazione e lo screening dei migranti avvengano nel rispetto della normativa europea e dei diritti fondamentali”. In generale, ha comunque detto, “ogni forma di abuso o violenza verso i rifugiati è inaccettabile. Prendiamo sul serio ogni segnalazione, quindi rimarremo in contatto con le autorità italiane”.

E anche il capo della polizia Franco Gabrielli smentisce Amnesty: “Le informazioni di cui si avvale il rapporto fanno riferimento a presunte testimonianze raccolte in forma anonima di migranti che non risiedevano in alcun hot spot. Pertanto, a tutela dell’onorabilità e della professionalità dei tanti operatori di polizia che con abnegazione e senso del dovere stanno affrontando da lungo tempo questa emergenza umanitaria, smentisco categoricamente che vengano utilizzati metodi violenti sui migranti sia nella fase di identificazione che di rimpatrio”.

Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza precisa poi che “in Italia gli hotspot sono costantemente visitati da un team della Commissione Europea presente in Italia per la verifica costante delle procedure di gestione dei migranti”. E che “le stesse procedure di lavoro ‘sop’ contestate dal rapporto sono state stabilite da un tavolo tecnico congiunto con rappresentanti della Commissione Europea, Dipartimento della Ps, Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, Frontex, Europol e delle organizzazioni umanitarie Unhcr e Oim. Queste ultime peraltro sono presenti in tutti gli hot spot e partecipano alle attività di identificazione e gestione dei migranti”. Inoltre, conclude il dipartimento, “l’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) ha recentemente visitato i due centri di Pozzallo (Ragusa) e Taranto esprimendo valutazioni positive sull’operato delle autorità italiane”.

Prende le distanze anche dagli abusi descritti nel dossier anche Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia della Cgil, che specifica come gli agenti non utilizzino manganelli elettrici. “Il rapporto di Amnesty International sulle presunte violenze commesse dalle forze di polizia a danno dei migranti in Italia è molto grave. Ci auguriamo che gli episodi segnalati, frutto di interviste ai migranti, siano circostanziate e non frutto della disperazione, della frustrazione e dei disagi di persone che hanno patito disagi infiniti. Quando leggiamo che alcuni migranti avrebbero addirittura denunciato l’utilizzo di manganelli elettrici, ci permettiamo di segnalare che non esistono strumenti simili in dotazione alla polizia italiana”.