Secondo l’ultimo rapporto dell’Eurobarometro un terzo degli europei pensa che la disoccupazione sia il problema principale nel loro Paese. Un problema che sembra leggermente essersi alleviato rispetto al 2013 quando a preoccuparsi della disoccupazione era il 51% degli intervistati, ma che rimane la questione principale secondo il 71% degli spagnoli, il 62% dei portoghesi e il 52% dei francesi.

Anche per il 42% degli italiani il problema principale del Paese è la disoccupazione, ma, in controtendenza con la maggioranza degli europei, per gli italiani tasse e pensioni sono questioni più pressanti di terrorismo e sanità. Far quadrare il bilancio sembra infatti l’ansia maggiore degli italiani che, interpellati su cosa li preoccupi a livello personale, elencano infatti tasse, disoccupazione ed inflazione.

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Fonte: Eurobarometer Spring 2016

Che a tenerci svegli la notte non siano la crisi in Siria o il referendum costituzionale, lo conferma anche lo studio “Cosa Preoccupa il Mondo” pubblicato la settimana scorsa da Global Ipsos.

Dagli Stati Uniti all’Australia, la questione che maggiormente preoccupa il mondo sembra essere ancora una volta la disoccupazione. Seguono corruzionepovertà disuguaglianzacriminalità e sanità. Ma se a rovinare il sonno ai cinesi è la decadenza della moralità, agli ungheresi la sanità e ai turchi il terrorismo; per noi italiani, il punto dolente è decisamente il portafoglio. Secondo Global Ipsos, infatti a preoccupare maggiormente gli italiani sono disoccupazione, tasse e corruzione.

What Worries the World? September 2016 de Ipsos MORI

“Non sono dati sorprendenti”, mi conferma Chiara Ferrari, Direttrice Studi Internazionali, Sociali e di Trend a Ipsos Italia: “Il tasso di disoccupazione è in effetti stabile intorno al 12%, quindi è perfettamente legittimo che in molti se ne preoccupino”. Chiara però sottolinea che forse i canali di informazione contribuiscono ad aumentare il livello di ansia: “I giornali non parlano d’altro e più si parla di disoccupazione, più il pubblico se ne preoccupa. Tanto che poi gli italiani arrivano a credere che il 49% di noi sia disoccupato, come si è visto nella nostra ricerca sui Pericoli della Percezione”.

I dati confermano che la questione delle tasse è chiaramente un tasto dolente in Italia e infatti la ricerca di Ipsos Global la segnala al secondo posto tra le preoccupazioni maggiori degli italiani, seguita dalla corruzione. Tasse e corruzione sono una combinazione abbastanza unica al nostro Paese, emblematica certamente della nostra relazione complessa con entrambe. Infatti, come mi spiega Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Italia: “Questi dati sono interessanti perché secondo le rilevazioni di Ipsos Italia gli italiani hanno per molto tempo considerato la tassazione come una qualche forma di abuso di potere. Questo, unito alla consapevolezza di una gestione non sempre oculata ed efficiente dei fondi pubblici, ha creato nel tempo una sorta di giustificazione all’evasione fiscale sistematica. Ma le cose stanno cambiando.”

E in effetti dall’inizio della crisi economica nel 2008, in Italia il supporto per la lotta all’evasione fiscale è cresciuto enormemente e oltre la metà degli italiani oggi pensa che si tratti di una vera e propria emergenza nazionale, più importante anche della riduzione della spesa pubblica.

Secondo Pagnoncelli però: “Il cambiamento di attitudine nei confronti dell’evasione fiscale, non è certo la conseguenza di una riscoperta coscienza civica. E’ piuttosto una reazione alla crisi economica, una realizzazione amara del fatto che chi non paga le tasse – imprese o individui – non gioca ad armi pari con tutti gli altri, e avrà un vantaggio sui competitori, o un accesso agevolato a servizi pubblici, ad esempio sotto forma di riduzione delle spese sanitarie, sussidi e così via. Questo diventa un fattore importante quando la scarsità delle risorse diventa più evidente e si scontra con un’esigenza sempre maggiore di tutele sociali”.

I dati sulle preoccupazioni degli italiani vanno quindi visti in modo olistico: disoccupazione, tasse e corruzione sembrano in qualche modo le radici di un malessere tutto italiano che parte dal portafoglio, passa per la spirale della frustrazione e culmina nella sfiducia ormai quasi cronica nel futuro del nostro Paese. Questo trova conferma anche nel fatto che, sempre secondo la ricerca di Global Ipsos, solo il 17% di noi pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta. La riflessione di un’Italia certamente amareggiata, e forse un po’ disfattista.