“Ehi gente, è tempo di contenere l’isteria per i clown. La maggior parte di loro sono buoni, rallegrano i bambini e fanno ridere la gente”: così Stephen King, in un tweet del 3 ottobre. Ora, che lo scrittore statunitense parli di clown non è cosa che stupisce: è dalla sua penna che, nel 1986, ha presto vita IT, il demonio muta-forma che assume (anche) le sembianze dello spietato clown Pennywise, una figura scolpita nella testa di chi ha letto il romanzo di King o visto la miniserie in due puntate realizzata nel 1990. La faccia demoniaca di Pennywise, magistralmente interpretato da Tim Curry, è la faccia del pagliaccio malvagio per antonomasia: i capelli rosso scarlatto, le pupille iniettate di sangue e un sorriso di quelli cattivi per davvero. Ecco perché non stupisce che King parli di clown: lui deve intendersene, viene da dire. Trent’anni fa ha scritto un capolavoro ancora attuale, una storia polverosa e oscura come le strade di certi paesini americani sperduti, vivi nel nostro immaginario grazie a gente come Lansdale. O come King, appunto.

Quel che stupisce, semmai, è che nel parlare di pagliacci lo scrittore stia tirando in mezzo anche un fatto di stretta attualità. Dagli Stati Uniti al Regno Unito sono molti gli avvistamenti di gente vestita da clown. Già. Gente vestita da clown. E non esattamente da pagliaccio Baraldi: si tratta di individui con maschere piuttosto inquietanti che, armati di coltello, inseguono passanti. E’ la “Clown Hysteria”, e non è il nuovo singolo dei Muse né una nuova serie di Netflix (o forse sì?). Coulrofobia. Il primo clown è stato visto a Greenville, nel South Carolina, nel mese di agosto. Un bambino è tornato a casa terrorizzato e ha raccontato alla madre di essere stato seguito da due pagliacci che cercavano di attirarlo in un bosco. Una cosa mica da ridere, se sei un seienne. Da lì un mucchio di segnalazioni in ventiquattro stati. Poi il Regno Unito: a Eastbourne, un ciclista ha raccontato di aver visto un pagliaccio saltar fuori da un cespuglio con una lama in mano. Una cosa mica da ridere, nemmeno se sei un quarantenne. “Riteniamo che quanto successo faccia parte di una burla più grande e che attualmente il fenomeno si stia diffondendo dagli Stati Uniti al Regno Unito”, ha detto il sergente Mel Sutherland della polizia di Durham per rassicurare i cittadini.

Malgrado la preoccupazione per il possesso di armi, la polizia britannica ha rassicurato i cittadini specificando che finora i probabili seguaci del pagliaccio di King “sono stati del tutto innocui”. Proprio a Durham, quattro bambini di età compresa tra gli undici e i dodici anni sono stati inseguiti nei pressi della scuola da un uomo travestito da clown e armato di coltello. “È preoccupante che avesse con sé un’arma da taglio, anche se riteniamo che non intendesse fare del male. Per quanto ne sappiamo, è tutto parte di questa messa in scena”, ha detto ancora Sutherland. Insomma, niente di cui preoccuparsi. Uno scherzo cattivo, una boutade cruenta. Alcuni hanno addirittura pensato a un’operazione promozionale, legata alla trasposizione cinematografica del capolavoro di King, It appunto, in uscita il prossimo anno per la regia di Andrès Muschietti.

Intanto, i pagliacci malmostosi continuano ad apparire ovunque e in Australia, dove la clown mania è dilagata da qualche settimana, le autorità hanno promesso di non fare alcuno sconto: “Qualsiasi intimidazione, minaccia o comportamento antisociale non sarà tollerato e sarà perseguito dalla polizia”, si legge sulla pagina Facebook della polizia dello stato di Victoria. Se siano davvero seguaci di King, se si tratti di un’operazione promozionale o di uno scherzo emulato fin troppo e fin troppo bene è presto per dirlo. Fatto sta che quest’anno It compie trent’anni e che il prossimo ne vedremo al cinema l’adattamento. “Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia”, scrive King: la speranza è che i tizi vestiti da pagliaccio si stanchino ben prima di ventotto anni, e che i tanti fan di It ci leggano anche quel che non c’è scritto in superficie. “It insomma – scrive Nicola Lagioia su Internazionale – (al di là delle forme che assume per essere narrativamente comprensibile ai personaggi del romanzo prima ancora che ai lettori: clown, lupo mannaro, statua, squalo, dobermann, sanguisuga, mummia, occhio gigante, strega) è una sorta di terribile presenza mentale. Una presenza psichica. Una forza cosmica e ancestrale al tempo stesso. Infatti, It viene da fuori. Proviene dallo spazio profondo. È una creatura (volevo dire una forza) piovuta da un altro mondo, milioni di anni fa. Magari da un mondo parallelo”.