La vita e l’eredità di Shimon Peres è racchiusa nella stretta di mano tra Netanyahu e Abu Mazen e nelle parole che Barack Obama ha pronunciato alla cerimonia funebre per l’ex presidente israeliano celebrata sul Monte Herzl di Gerusalemme. “Ha forgiato la storia di Israele. Todà rabbà, haver yakar (grazie tanto, caro amico)”, ha detto il presidente americano davanti al feretro e ai grandi del mondo arrivati per dare l’ultimo saluto a Peres.

Oltre a Obama, hanno partecipato il presidente francese Francois Hollande, l’ex Nicolas Sarkozy, il presidente tedesco Joachim Gauck, il premier Matteo Renzi e l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Il grande assente, come previsto, è stato il mondo arabo ad eccezione dell’importante presenza del presidente palestinese Abu Mazen che poco prima dell’inizio della cerimonia ha avuto un breve dialogo con il premier Benyamin Netanyahu. E dopo anni di gelo, i due si sono stretti la mano.

“La forza è solo un mezzo, ma il fine è la pace”. Questo una delle frasi più significative che Netanyahu ha pronunciato nel suo elogio funebre in memoria del premio Nobel per la Pace. “Nel Medio Oriente in tumulto in cui solo i forti resistono, non si raggiungerà la pace se non garantendo la nostra potenza. Ma gli obiettivi – ha aggiunto indicando Abu Mazen, seduto in prima fila – sono la prosperità e la pace, per noi e per i nostri vicini”. Peres, ha proseguito il premier israeliano “ha fatto cose incredibili per garantire il nostro potenziale di difesa ma – ha aggiunto – in parallelo ha fatto tutto quanto gli era possibile per raggiungere la pace con i nostri vicini”.

Netanyahu non ha negato le differenze politiche che lo separavano da Peres ma anche aggiunto: “Nel corso degli anni siamo diventati amici. Shimon, ti ho amato”. Il premier ha anche ricordato che il legame con Peres è nato nel 1976 quando l’allora ministro della difesa pronunciò un elogio funebre per Yoni Netanyahu, fratello dell’attuale premier, morto nell’operazione per salvare gli israeliani sequestrati ad Entebbe (Uganda). “Tu hai pianto allora ed io – ha concluso – piango oggi per te. Va in pace. La nostra e tutte le Nazioni di ricorderanno”.

Obama, oltre a elogiare la figura di Peres, ha voluto anche ricordare che “il popolo ebraico non è nato per governare un altro popolo”. “Non credo che Peres fosse un ingenuo – ha aggiunto il presidente americano – Israele ha vinto tutte le guerre ma non quella maggiore: quella di non aver più bisogno di vincere”. Poi l’addio. “Todà rabbà, haver yakar”. Lo stesso che l’allora presidente Clinton rivolse a Yitzhak Rabin durante i funerali di Stato a Gerusalemme nel 1995.