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Attentato a Ranucci: indagato Valter Lavitola, è il presunto mandante

Al faccendiere, imprenditore ed ex giornalista-editore sono stati sequestrati telefoni e pc che ora verranno analizzati
Attentato a Ranucci: indagato Valter Lavitola, è il presunto mandante
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Secondo gli inquirenti è Valter Lavitola il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Pomezia, all’esterno della villetta dove il conduttore di Report vive assieme alla famiglia. L’imprenditore ed ex giornalista-editore è indagato e, in base a quanto riportato dalle agenzie di stampa, è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. A Lavitola, per cercare riscontri, sono stati sequestrati telefoni e pc che ora verranno analizzati. Un nuovo sviluppo dunque dell’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, che ha portato martedì scorso all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Reati contestati ora in concorso anche a Lavitola. Sul movente dell’attentato al giornalista le indagini degli inquirenti sono tuttora in corso.

Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario. “Quello” veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell’ordinanza avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz. I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippi, finita ai domiciliari, e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo. Stando a quanto scrive il giudice su di loro gravano “elementi gravi, precisi e concordanti” a ritenere che “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, messi in atto in cambio di denaro. Ad interfacciarsi con l’intermediario era il solo D’Avino.

Nelle carte si afferma che l’indagato “ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto” che dopo l’attentato si è “reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell’attentato” garantendo “risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative“. Dopo l’arresto dei quattro Ranucci è stato convocato in Procura per essere ascoltato come testimone dai titolari dell’indagine. “Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista, stanno lavorando a 360 gradi – ha dichiarato il giornalista dopo l’audizione -. Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l’area geografica in cui vivevano i componenti della banda“.

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