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Intercettazioni, tensione in maggioranza: riunione urgente di Fi sull’emendamento di FdI che amplia l’utilizzabilità dei nastri

Gli azzurri sulle barricate contro la proposta dei meloniani, che esaudisce le richieste del procuratore antimafia Melillo. Spaccatura sempre più vicina. Noi Moderati: "Votiamo contro"
Intercettazioni, tensione in maggioranza: riunione urgente di Fi sull’emendamento di FdI che amplia l’utilizzabilità dei nastri
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Una riunione “urgente” per dettare la linea su un tema che rischia seriamente di spaccare la maggioranza. Giovedì alle 13 i parlamentari di Forza Italia nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato si vedranno in videocollegamento per discutere dello strappo di Fratelli d’Italia sulle intercettazioni: l’emendamento presentato all’ultimo decreto Giustizia per ampliare l’utilizzabilità dei nastri, andando incontro alle richieste del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo. Fumo negli occhi per gli azzurri, che preparano le barricate. La convocazione, firmata dai capigruppo Enrico Costa e Stefania Craxi, è arrivata lunedì: l’unico punto all’ordine del giorno recita “Determinazioni urgenti relative ai provvedimenti in calendario“.

L’emendamento della discordia

L’oggetto del contendere è l’emendamento 9.0.2, depositato nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato – dove il decreto è in fase di conversione – dai meloniani Gianni Berrino e Costanzo Della Porta: la proposta consente ai magistrati di usare i risultati delle intercettazioni come fonte di prova anche in procedimenti diversi da quelli in cui sono state autorizzate, se si tratta di reati di competenza delle procure antimafia. Una marcia indietro rispetto alla stretta approvata dal governo nel 2023, quando, su input proprio di Forza Italia, l’utilizzabilità delle intercettazioni “a strascico” (come le definiscono i critici) era stata limitata ai casi in cui “risultino rilevanti e indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza” (cioè quelli puniti con la reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a vent’anni).

La lettera di Melillo

Nei mesi scorsi, a chiedere al governo un ripensamento era arrivata una lettera ufficiale di Melillo, indirizzata al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e alla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo (FdI): la nuova norma, denunciava il procuratore, ha causato un “obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo“, con un effetto “oltremodo grave e allarmante“. Nonostante l’assoluta contrarietà di Forza Italia, i meloniani hanno deciso di accontentarlo, o almeno di provarci: tramontata l’ipotesi di un emendamento governativo (per l’opposizione del viceministro berlusconiano Francesco Paolo Sisto) l’iniziativa è stata lasciata ai parlamentari, “ispirati” dalla presidente dell’Antimafia Colosimo, che con Melillo ha un rapporto collaudato.

Forza Italia sulle barricate

Gli azzurri però sono stati categorici: la proposta non avrà mai il loro voto favorevole. E questa è la linea che sarà ribadita giovedì nella riunione dei gruppi. Se l’emendamento non verrà ritirato, quindi, in Commissione potrebbe andare in scena il primo vero incidente nel centrodestra in tema giustizia, con FdI (e probabilmente la Lega) a votare insieme all’opposizione e contro gli alleati. Non solo: se il governo non porrà la questione di fiducia, i berlusconiani sono pronti a votare contro l’intero decreto. Una via d’uscita potrebbe essere una riformulazione della norma: a quanto trapela da Forza Italia, una soluzione accettabile consisterebbe nel lasciare intatta la norma sulle intercettazioni, ma ampliare il novero dei reati per cui è obbligatorio l’arresto in flagranza, in modo da consentire l’utilizzo dei nastri per più fattispecie. Gli azzurri, in ogni caso, sperano ancora che l’emendamento venga dichiarato inammissibile per estraneità all’oggetto del decreto (in cui non si parla di intercettazioni): a decidere saranno i presidenti delle commissioni.

No anche da Noi Moderati

Ad annunciare il voto contrario all’emendamento anche Noi Moderati, la “quarta gamba” della maggioranza: “Si tratta di una modifica che rappresenta un evidente passo indietro sul terreno delle garanzie processuali”, afferma Gaetano Scalise, responsabile giustizia del partito guidato da Maurizio Lupi. “Le intercettazioni rappresentano un mezzo investigativo essenziale nella lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo e ai più gravi fenomeni delittuosi. Proprio per questo il loro utilizzo deve rimanere rigorosamente disciplinato e confinato entro limiti precisi, evitando che l’eccezione diventi la regola. L’emendamento oggi proposto amplia ulteriormente le deroghe previste, alterando quell’equilibrio tra efficacia investigativa e tutela delle libertà individuali che costituisce uno dei cardini dello Stato di diritto. Per queste ragioni il nostro voto sarà contrario”.

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