C’è stato un tempo, neanche troppi anni fa, in cui i ragazzi che volevano far colpo sulle loro coetanee imbracciavano una chitarra e si ritrovavano, immancabilmente, a eseguire scolasticamente il riff di Smoke on the Water dei Deep Purple. Come voler far ridere in un locale di cabaret ripetendo tutti la stessa barzelletta, sbagliando anche qualche battuta. Un fiasco annunciato. Qualcuno, più evoluto, ma neanche troppo, si azzardava sull’intro di Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, e quantomeno arrivava a limonare.

Dopo sono arrivati gli anni novanta, e con loro il brit pop, lo scontro storico tra buoni e cattivi, tra Blur e Oasis, e decidete voi chi era chi. Così i Deep Purple sono andati momentaneamente in soffitta, almeno nell’immaginario di chi si ritrovava a strimpellare una chitarra in spiaggia o nel pulmann delle gite scolastiche, sostituiti proprio dagli Oasis. Vuoi mettere riuscire a suonare una intera canzone invece che fare solo un riff o un intro? Il motivo di questo ingresso tanto spavaldo degli Oasis nei repertori degli aspiranti chitarristi di mezzo mondo è semplice, e duplice, da una parte le loro canzoni erano abbordabili da chiunque fosse in grado di fare tre accordi, magari anche in assenza di barre, dall’altra la loro storia è stata talmente folgorante e importante da aver occupato quasi militarmente la scena musicale del periodo a cavallo dei due millenni, rapendo la fantasia e l’immaginazione di una intera generazione.

Senza dover star qui a fare sfoggio di numeri e statistiche, è un fatto che i loro concerti a Knebworth con un pubblico di 250.000 persone, cui vanno aggiunti altri 2 milioni e mezzo di persone rimasti senza biglietto, furono gli eventi più seguiti di quel periodo. I fratelli Liam e Noel Gallagher, con le loro canzoni “facilmente replicabili”, non solo in spiaggia e in pulmann, ma anche nei dischi di tutta una pletora di aspiranti colleghi e concorrenti, canzoni talmente “facilmente replicabili” da essere a volte giudicate un grande bluff degno della firma Julian Temple (come fosse facile scrivere un altro Definitely Maybe: chissà perché a nessuno, poi, è riuscito di nuovo), hanno cambiato il suono di una generazione, e se siete un minimo pratici di musica inglese o semplicemente se non avete vissuto murati dentro una campana di vetro negli anni zero sapete di cosa andiamo parlando.

Gli Oasis, per di più, erano la band del riscatto sociale, due working class hero di una città industriale come Manchester che nella musica trovarono la via per uscire dal grigiore della vita, come neanche in un romanzo di Dickens. La musica di milioni di adolescenti, la già citata eterna rivalità con i Blur, cliches generazionali che hanno scritto una pagina memorabile della storia della musica contemporanea, la si voglia chiamare rock o pop, decidete voi.

Ora, la storia del fratelli Gallagher arriva al cinema con un lungometraggio diretto da Mat Whitecross. Il 7,8 e 9 novembre sarà nelle sale il film che racconta gli Oasis, distribuito da Lucky Red. Loro, Lian e Noel, nel frattempo si sono divisi, nel lavoro come nella vita privata, e probabilmente neanche torneranno mai davvero insieme, come ciclicamente si vocifera. Questa, quindi, resta l’ultima occasione per goderseli quando erano insieme, giovani, spavaldi e con un fuoco che bruciava dentro. Se vi sembra poco.