Una legge contro il cyberbullismo è necessaria, sia per i nostri figli, sia per la salute stessa delle fondamenta della nostra società. Il problema è che in questi giorni si è portata in Parlamento una legge che ha davvero poco a che fare con questa tematica, ma riguarda potenzialmente tutte le nostre comunicazioni digitali. La cosa è tanto più grave perché è nascosta sotto una definizione, quella di cyberbullismo, che tende ad allontanare le critiche. D’altra parte chi è che non vorrebbe una legge contro il cyberbullismo, sarà sicuramente giusta, votiamo sì.

La legge contro il cyberbullismo, infatti, rappresenta l’ennesima riprova di come la politica italiana non riesca a capire le logiche del mondo digitale, nel migliore dei casi, o cerchi volontariamente di depotenziare la libertà di espressione del nostro Paese, nel peggiore.

Partiamo dall’inizio, quali sono i nodi cruciali intorno ai quali si sta dibattendo, troppo poco, di questa legge?

1) I gestori dei siti web, quindi chi operativamente ospita i contenuti, non direttamente chi li produce, devono rimuovere entro 24 ore i contenuti che possano aver generato sentimenti quali l’ansia, senza che sia stato commesso uno specifico reato di opinione. In parole povere, qualsiasi contenuto può essere soggetto a una interpretazione ansiogena da parte di un soggetto che ha interesse a farlo rimuovere, e con l’automatismo delle 24 ore, non c’è alcun giudice a filtrare la legittimità dall’illegittimità della richiesta. Quella recensione al mio ristorante mi crea ansia, va rimossa. Quell’articolo su questa cosa che mi riguarda mi crea ansia, va rimosso;

2) Chi non si adegua, può ricevere una multa fino a 180.000€, enunciando quindi in realtà il diritto che chi non esegue gli ordini di rimozione in automatico può trovarsi sulle spalle una causa che non può sostenere.

E’ evidente a qualsiasi persona dotata di buon senso che questi due punti possano aprire la strada maestra per qualsiasi tipo di censura, e i commentatori internazionali hanno già cominciato ad accorgersene.

La legge è stata approvata dalla Camera e ora dovrà passare al vaglio del Senato. Vorremmo lanciare un appello a tutti i senatori che leggeranno questo articolo. Se avete a cuore la tematica del bullismo, nelle sue forme digitali e quotidiane, non fatevi portatori di una legge che potrebbe diventare una macchia indelebile sulle libertà del nostro Paese, senza di fatto proteggere nessuno.

Per far sentire la vostra voce, potete firmare la petizione contro la censura digitale. Cercheremo di portare le vostre firme in Senato.