C’è la gloria sportiva e ci sono anche 1,26 miliardi di euro da spartirsi. Una pioggia di soldi che cresce con i risultati, un’abbuffata alla quale parteciperanno anche quest’anno solo due squadre italiane. Juventus e Napoli iniziano la loro avventura in Champions League, benedette dall’urna favorevole che le ha inserite in gironi abbordabili aumentando le chance di portare a casa la qualificazione agli ottavi e accrescendo quindi anche i potenziali milioni di euro di premi, già lievitati grazie alla mancata qualificazione della Roma, stoppata dal Porto ad agosto.

Possono fare strada entrambe, ognuna secondo le proprie prospettive finali. Mercoledì la Juventus inizia da dove aveva un po’ finito. No, non da Monaco e da quella disgraziata partita di ritorno all’Allianz Arena, ma dal Siviglia. Per chi ricorda la storia della Champions della scorsa stagione ha voluto dire la partita che impedì ai bianconeri di chiudere il girone al primo posto evitando così incroci pericolosi agli ottavi, puntualmente arrivati. Il Napoli, invece, rimette piede tra le big europee martedì sera sul campo della Dinamo Kiev, senza Gonzalo Higuain che ha trascinato i partenopei a suon di gol nel 2015/16 ma con una rosa più completa e lunga quindi competitiva per affrontare Serie A ed Europa. Gli ucraini, Benfica e Besiktas non sono ostacoli insormontabili per la squadra di Aurelio De Laurentiis: tre anni fa, il Napoli salutò la Champions ai gironi nonostante avesse conquistato 12 punti, questa volta per passare il turno potrebbero bastarne molti meno e Sarri, all’esordio europeo dopo l’infinita gavetta, sembra avere le armi giuste – da Mertens a Callejon, fino a Hamsik – per farcela. Poi, sarà tutto divertimento e zero pensieri.

Diverso il discorso per la Juventus. I campioni d’Italia non possono nascondersi dietro il ritornello degli ultimi anni – “l’obiettivo sono gli ottavi” – perché le mosse operate sul mercato mettono in chiaro che la caccia grossa della stagione è proprio la Champions. Massimiliano Allegri ha a disposizione due squadre e gli elementi che vanno a comporre il “secondo undici” sono allo stesso livello di molte dirette concorrenti per conquistare un posto nella finale di Cardiff. La vera differenza in Europa la fanno le ‘riserve’ che nel corso della stagione sono chiamate a tappare i buchi di infortuni e squalifiche. Quest’anno i bianconeri hanno due giocatori per ruolo, tutti all’altezza. Gli innesti di Higuain, Pjanic e Dani Alves garantiscono quell’esperienza in campo europeo che un po’ mancava e dalla panchina può spuntare la qualità di Pjaca, Cuadrado o l’intensità del recuperato Asamoah. E chissà che il mercato di gennaio non porti in dote una nuova addizione di solidità. La Juve ha anche la possibilità di variare modulo per sorprendere gli avversari ed è riuscita a migliorare senza finire in negativo sotto il profilo economico.

L’aumento dei ricavi e la cessione di Pogba danno solidità al progetto bianconero. E se la corsa in Champions dovesse durare a lungo, le nuove entrate permetteranno di continuare a puntellare la rosa. A Torino e Napoli hanno già in tasca 12,7 milioni per la partecipazione alla fase a gironi, più i proventi del market pool pari a 27,5 milioni per la Juventus e 22,5 per il Napoli. Ora dipenderà tutto dai risultati: la seconda parte del market pool varia a seconda di quanto sarà lungo il cammino. E in più la Uefa assegna 1,5 milioni per ogni vittoria ai gironi (500mila euro i pareggi), 6 milioni è il premio per la qualificazione agli ottavi, poco di più per i quarti, 7,5 milioni finiranno alle semifinaliste, mentre 15,5 e 11 vengono distribuiti alla vincente del trofeo e alla squadra che perde la finale. Senza contare la nuova tranche del market pool e i corposi incassi del botteghino, ci sono in ballo fino a 57,2 milioni di euro. Mettersi subito alle spalle Dinamo Zagabria, Lione e Siviglia da una parte e Benfica, Dinamo Kiev e Besiktas dall’altra, significherebbe innanzitutto avere un portafoglio più gonfio.