Ha armato il braccio, scacciato i cattivi pensieri e giocato come sa, soprattutto quando conta. Senza paure, timori reverenziali né tentennamenti. E si è preso il terzo Slam della sua carriera, Stan Wawrinka. Dopo gli Australian due anni fa e il Roland Garros nel 2015, lo svizzero ha portato a casa anche gli US Open. Fanno tre finali di major vinte su altrettante giocate, e allargando il campo alle ultime disputate in altri tornei diventano undici consecutive. Se arriva in fondo, non perde mai. Lo sa bene Nole Djokovic, costretto a inchinarsi dopo quasi 4 ore effettive di match, in realtà qualcosa in più per due medical timeout chiesti – non poco furbescamente – dal numero al mondo, in grave difficoltà nel quarto set a causa di un problema a un dito del piede destro. Limitato sì, ma comunque mai apparso in grado di mettere in discussione lo stato di forma e la forza mentale di Wawrinka, anche nel primo parziale portato a casa dal serbo e pure nel terzo quando si è ritrovato avanti senza riuscire a chiuderla.

Successo meritato per lo svizzero, che nelle due settimane americane ha rischiato in almeno un paio di occasioni di salutare anticipatamente la compagnia. È rimasto aggrappato allo Slam soprattutto nel terzo turno, quando ha dovuto annullare un match point a Daniel Evans. Per poi iniziare a giocare il suo tennis, fatto di attacchi profondi e potenza, dai quarti in poi nei quali ha regolato Del Potro, Nishikori e infine il serbo. Che era partito bene, salendo subito 5-2 nel primo set. Lì è arrivata la prima risposta di Wawrinka che ha trascinato il parziale al tie-break, dominato da Djokovic per 7-1. Poteva essere una mazzata, è stato l’inizio della risalita. Portato a casa il secondo con il punteggio di 6-4, ha martellato anche nel terzo con un break immediato mantenendolo fino al 7-5 finale.

Nel quarto ha iniziato in maniera prepotente: 3-0 e tripla possibilità di fare il secondo break chiudendola lì. Djokovic è rimasto in piedi, nonostante il problema al piede e un grosso numero di errori banali, prima di chiamare il medico per farsi curare. Una ‘tattica’ che ha fatto imbestialire Wawrinka, pronto a battere, ma non lo ha deconcentrato. Al rientro lo svizzero ha vinto il game del 4-1 evitando un pericoloso rientro di Nole e a quel punto ha dovuto solo controllare i suoi turni di servizio per conquistare il suo terzo Slam. Poteva essere un punto di svolta, se Stan avesse perso la testa. Magari sarebbe accaduto all’inizio di un torneo, contro un avversario qualunque. Ma in una finale, davanti al più forte del mondo, no. Quella è ‘zona Wawrinka’, l’uomo che quando conta non perde mai.