“Se non si corregge seriamente l’Italicum io al referendum costituzionale voto no“. Non usa metafore questa volta Pierluigi Bersani. L’ex segretario del Pd non è disposto a condividere la battaglia referendaria di Matteo Renzi se prima non si interviene sulla legge elettorale: “Se non cambiamo l’Italicum temo un problema democratico, prendiamo il bivio sbagliato e mettiamo a rischio la democrazia: non può essere che chi ha il 25% prende tutto, non può essere che tre quarti dei parlamentari sono nominati senza nemmeno conoscere il nominatore perché non abbiamo una legge sui partiti”. Ma lo strappo di Bersani, intervenuto alla Festa dell’Unità di Genova, arriva anche su altro tema caro al premier democratico, Roma 2024: “Non candidare Roma alle Olimpiadi per risolvere le emergenze della città è un ragionamento che più della metà dei romani capirebbe, è legittimo per il sindaco dire: io non me la sento di buttare tutte le energie sulle Olimpiadi”.

“La gente scoprirà che il Senato c’è ancora e che verrà fuori da tavolini regionali per dividersi assessori e immunità, scoppierà una nuova ondata di antipolitica” ha detto Bersani durante l’incontro pubblico ‘Il Pd e le sue sfide’. “Moro e Berlinguer ci dicevano di ‘tenere la democrazia, altrimenti la pentola scoppia, il Pd pensa di vincere per i prossimi cento anni? E se ci arriva Salvini? Perciò abbiamo proposto un Mattarellum rivisitato che toglie l’iper-maggioritario e permette al cittadino di scegliere i parlamentari”. E ancora: “Non è questo il modo di discutere. Allora aboliamolo il Senato” così ha commentato le ultime dichiarazioni di Renzi secondo cui il referendum non ridurrebbe gli spazi di democrazia ma le poltrone.

“Cerchiamo di parlare qualche volta anche di quello di cui parlano le famiglie quando sono a tavola, a cominciare dal lavoro e dal terremoto – ha aggiunto l’ex segretario del Pd -. Se continuiamo a parlare di referendum ho paura che ci metteremo tutti un po’ nei guai. La gente siccome ha altri problemi finisce che si distacca sia da noi politici che da voi stampa”. “Le riforme istituzionali – ha concluso – se sbagli qualcosa le aggiusti ma se prende una cattiva piega il processo democratico sai dove cominci ma non sai dove finisci e quindi ci vuole la massima attenzione”. “Una riforma fatta da una maggioranza di trasformisti” aveva detto, solo un giorno fa, un altro peso massimo della vecchia dirigenza dem, Massimo D’Alema. Parlando alla Festa dell’Unità di Catania l’ex premier aveva osservato che Renzi “sta diventando un politico tradizionale” e che ha “sbagliato a spaccare il Paese sulla Costituzione”.

Sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 Bersani ha quindi detto di condividere le preoccupazioni del sindaco pentastellato della Capitale, proprio nel giorno in cui era stato l’assessore romano all’urbanistica Paolo Berdini ad aprire alla possibilità:  “Se cambiano vita delle persone e portano benessere, perché no?”. Uscita a cui aveva fatto seguito una pronta disponibilità del presidente del Coni Giovanni Malagò: “Siamo a disposizione per entrare nel merito di ogni argomento”. Ma Bersani rimprovera i suoi anche per l’accanimento contro l’operato dei 5Stelle: “Il Pd dovrebbe essere tenuto a bada, non ci sono state dimissioni né assemblee dopo la sconfitta elettorale, dopo 48 ore alcuni esponenti del partito hanno già iniziato ad attaccare il M5S per ogni cosa, continuando così l’M5S prende il 90%. L’ingrediente principale della politica si chiama umiltà”.

Infine una proposta: “In vista del prossimo congresso del Pd facciamo una cosa: votiamo un segretario e il candidato premier lo scegliamo in primarie di coalizione“. Un partito di sinistra non può vivere ed esistere senza discussione – denuncia Bersani -. Il Pd deve tornare ad essere umile, investire sulla verità concreta, chi oggi non vede i problemi del Paese non vede la vacca nel corridoio”