Ogni benedetto giorno che Iddio (o chi per lui) manda in Terra, la nostra già scarsa fiducia nel genere umano subisce un ulteriore, fortissimo colpo. Sembra quasi che la situazione debba per forza peggiorare, lentamente ma inesorabilmente, fino al giorno in cui ci arrenderemo e decideremo che l’unica soluzione è l’estinzione. L’ultimo esempio di quanto gli esseri umani stiano perdendo il senso della realtà e della misura è di poche ore fa, innescato da un fatto che di per sé sarebbe più che positivo. Ricevuto in pompa magna da papi e presidenti del Consiglio, ieri era a Roma Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e forse l’uomo che più di chiunque altro ha cambiato la nostra quotidianità negli ultimi anni.

Ebbene, parlando della tragedia del terremoto in Centro Italia e di cosa può fare un social network in casi del genere, Zuckerberg ha annunciato che “Facebook Italia donerà 500mila euro sotto forma di AD credits alla Croce Rossa che potranno essere utilizzati sulla piattaforma Facebook per promuovere le attività di cui c’è maggiore bisogno: raccolta fondi, ricerca di volontari, richiesta di donazione di sangue, mettersi in contatto per le persone che hanno bisogno di un posto in cui stare”. Non 500mila euro cash, dunque, ma 500mila euro in pubblicità, in annunci sponsorizzati, in visibilità sul social network che ha più “abitanti” di qualsiasi altro paese al mondo. Un modo per diffondere su scala davvero globale informazioni e richieste di aiuto da parte della Croce Rossa Italiana, che dunque raggiungerà una platea impensabile fino a due giorni fa. Potrebbero giovarne le donazioni per i terremotati e quelle per eventuali altre emergenze che la CRI dovesse affrontare nel prossimo futuro. Non sarà denaro contante, insomma, ma è comunque una opportunità incredibile che senza il gesto di Zuckerberg la Croce Rossa non avrebbe mai avuto.

Tutti contenti? Nossignore, visto che subito dopo l’annuncio di Mister Facebook è partito online il solito tiro alla presunta “carità pelosa”, con critiche feroci alla scelta di Zuckerberg di donare in AD credits e non in moneta sonante. Da ipocrita a “braccino corto”, da sciacallo a paraculo, uno degli uomini più ricchi del mondo è stato trattato a pesci in faccia non per essersi rifiutato di donare e di fare beneficienza, ma per averlo fatto a modo suo, secondo le modalità che ha ritenuto più opportuno. E spesso le critiche sono arrivate dalle stesse persone che hanno preferito non inviare l’SMS solidale del valore di 2 euro perché “è tutto un magna magna”, “preferisco donare vestiti e cibo, perché i soldi li rubano”.

Accusare di carità pelosa un uomo che, a 32 anni, ha già annunciato pubblicamente di voler gradualmente donare il 99% delle azioni di Facebook (45 miliardi di dollari, una cifra che non riusciamo quasi a concepire) è una delle cose più assurde a cui abbiamo mai assistito. Soprattutto se pensiamo che Zuckerberg è diventato padre da poco, eppure ha deciso di togliere al suo pargolo la stragrande maggioranza di un’eredità miliardaria per investirla in beneficienza, sviluppo, miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone ai quattro angoli della Terra.

Ok, diranno i tanti signori già pronti con il ditino alzato, e allora perché questo benefattore miliardario non ha staccato un assegno per i terremotati e ha scelto di donare in pubblicità? Qui urge una premessa: è miliardario? Sì. Potenzialmente potrebbe donare una quantità enorme di denaro per i terremotati? Sì. È obbligato a farlo? No. Questione fondamentale: siamo arrivati al punto in cui una massa indistinta di buoni a nulla davanti a un computer si sente in diritto di poter stabilire quanto e come debba donare in beneficienza questo o quel miliardario. Come se quei soldi fossero in parte anche loro, come se il solo fatto di essere ormai parte di una enorme comunità globale e in perenne comunicazione ci dia il diritto di mettere il becco nelle scelte personali di questo o quel riccone della Silicon Valley.

E quando il signore in questione decide di donare a modo suo, in una modalità che peraltro non è affatto peregrina o trascurabile, siamo lì pronti a dire che no, noi avremmo staccato un assegno a millemila zeri, perché noi siamo generosi, abbiamo il cuore grande, ma purtroppo abbiamo il conto in rosso dal 2009, altrimenti state tranquilli che avremmo ricostruito Amatrice da soli, a mani nude, in 24 ore. Per fortuna, ed è qui che un minimo di fiducia nell’umanità torna a fare capolino, non sono tutti così accecati dalla stupidità e da una certa innegabile dose di invidia sociale (che muove la maggior parte dell’odio online). E Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, sembra aver capito meglio di chiunque altro il senso di questa donazione: “Nati come spazi virtuali principalmente di divertimento e svago, – ha dichiarato dopo l’annuncio di Zuckerberg – i social network stanno dimostrando da tempo la loro grande utilità anche per l’impegno sociale, la comunicazione in caso di emergenza e la solidarietà al servizio delle comunità colpite da eventi tragici come quello che stiamo vivendo in questi giorni. Ringrazio Facebook Italia e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg che, ancora una volta come in passato, non è rimasto indifferente al dolore di una comunità e ha contribuito nel modo più congeniale al suo social network, utilizzandolo come naturale moltiplicatore della solidarietà che permetterà alla Croce Rossa Italiana di assistere le vittime del terremoto del centro Italia”.

“Modo più congeniale al suo social network”, “naturale moltiplicatore della solidarietà”. Bastavano pochi concetti chiave per capire il senso di tutto questo. Rocca, grazie al cielo, ci è riuscito subito. Orde di webeti (Mentana ci perdonerà se prendiamo in prestito la sua creatura), hanno invece confermato che chi sa fare, fa; chi non sa fare insegna. Male, ovviamente.