Gli scontri tra l’esercito turco e le forze curde in aree dove Isis non è presente sono “inaccettabili e fonte di forte preoccupazione”. A riferirlo è l’inviato speciale di Obama per la lotta all’Isis, Brett McGurk, che cita un intervento del portavoce della Difesa americana, Peter Cook. Il riferimento è alle “notizie di raid e scontri a sud di Jarablus tra le forze turche, alcuni gruppi di opposizione e le unità affiliate alle Sdf (Forze democratiche siriane a maggioranza curda, ndr)”, che gli Stati Uniti stanno monitorando. Azioni militari, specifica McGurk, che “non sosteniamo” e nelle quali gli Usa “non sono stati coinvolti”, né hanno avuto qualche ruolo nel loro coordinamento. “Di conseguenza – prosegue – invitiamo tutti gli attori armati a prendere le misure appropriate per fermare le ostilità e aprire canali di comunicazione, focalizzandosi sull’Isis, che rimane una minaccia letale e comune”.

Da Ankara, però, proseguono le accuse nei confronti dei curdi, che secondo il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu stanno compiendo una “pulizia etnica” nel nord della Siria. In particolare contro i combattenti delle Unità di protezione del popolo (Ypg), sostenute dagli Usa in funzione anti-Is, e ritenute dalla Turchia alleate dei “terroristi” del Pkk. Secondo Cavusoglu nei luoghi in cui arrivano “costringono tutti alla fuga, compresi i curdi che non le sostengono”. Dopo i raid turchi degli ultimi giorni contro obiettivi delle forze curde, Cavusoglu ha ribadito che l’operazione ‘Scudo dell’Eufrate’ avviata lo scorso 24 agosto ha l’obiettivo di “ripulire” la regione dalla presenza dei jihadisti del sedicente Stato Islamico (Is) e ha avvertito che la Turchia attaccherà l’Ypg se non si ritirerà sulla riva est del fiume Eufrate. L’intenzione di continuare ad attaccare i curdi è stata ribadita anche dal presidente Recep Tayyip Erdogan che davanti a una folla riunita a Gaziantep ha affermato che la “Turchia non si arrenderà al terrorismo, a nessuna organizzazione terroristica” e quindi userà la stessa “determinazione” contro l’Is e contro i curdi dell’Ypg . “La Turchia – ha detto durante la visita nella città colpita dal sanguinoso attacco del 20 agosto contro una festa di nozze – non tollera attività di nessuna organizzazione terroristica all’interno dei suoi confini e vicino alla sua frontiera”.

Se gli Stati Uniti attaccano l’azione militare turca, il vice premier di Ankara turco Numan Kurtulmus replica al Pentagono, ricordando che gli Stati Uniti “dovrebbero mantenere la parola data” e costringere i curdi siriani del Partito dell’Unione democratica (Pyd) a ritirarsi a est dell’Eufrate. “Gli Usa – ha affermato Kurtulmus, parlando con i giornalisti a Istanbul – conoscono la sensibilità della Turchia sulla questione. E’ stata fatta una promessa: il Pyd non rimarrà a ovest dell’Eufrate. Ci aspettiamo che gli Stati Uniti esercitino la loro influenza sul Pyd”. Il vice premier ha aggiunto che la Turchia “si difenderà”, perché “non può starsene seduta e guardare gli attacchi che arrivano dalla Siria”. “Se l’intera regione – ha proseguito – cade sotto il controllo di un solo gruppo, il Pyd, la Siria sarà divisa. Noi siamo a favore del mantenimento dell’integrità territoriale della Siria“. E a proposito della situazione di Manbij, città siriana conquistata dalle Fds nelle scorse settimane, Kurtulmus ha affermato che “una delle promesse fatte alla Turchia era che il Pyd la evacuasse”.