Circa il 40% dei dipartimenti di polizia in tutta la Grecia rischia la chiusura, nonostante nel marzo del 2015 sia stato indetto un concorso per assumere mille persone tra poliziotti e consulenti. Secondo indiscrezioni apparse sulla stampa ellenica, la stretta su servizi di sicurezza e reparti di polizia stradale dell’intero paese arriverà dal nuovo ddl di riordino dei presidi di sicurezza promosso dal ministero degli Interni. Questo si tradurrà, in molte zone di confine, in disagi facilmente immaginabili, vista l’emergenza migranti e l’allarme terrorismo, ai massimi in tutta Europa e nello specifico su rotte “sensibili” come quella al confine turco-ellenico. Da dove, complice il fallito golpe turco di un mese fa, sono ripresi gli arrivi, che riguardano anche le isole orientali.

Nella regione dell’Attica sugli attuali 91 dipartimenti di sicurezza ne rimarranno 71, le 123 stazioni di polizia diventeranno 87 e le sezioni dedicate al traffico scenderanno a 15. La chiusura e il conseguente collasso dei servizi coinvolgerà in tutto 4 strutture su 10. L’obiettivo del governo è risparmiare risorse anche in considerazione del fatto che il debito pubblico greco cresce (a giugno è salito a 328,3 miliardi contro i 321 di marzo) e il turismo registra un calo rispetto al 2015. Numeri che tengono in ansia il premier Alexis Tsipras e il suo governo riunito in un mini vertice martedì pomeriggio nella sede ateniese del Maximos.
In seguito si porrà anche il problema dei 7mila esuberi (personale non militare) e dei numerosi problemi operativi dettati dalla chiusura dei presidi. Il tutto si tradurrà anche in un superlavoro per quelle stazioni che resteranno aperte e che dovranno vigilare su una porzione di territorio più grande.

I sindacati annunciano le barricate. Il rischio, dicono, è che ancora una volta la politica dei tagli colpisca esigenze primarie della collettività, come la sicurezza, e anche posti di lavoro dal momento che il ddl non chiarisce dove andranno ricollocati i poliziotti e gli agenti che non opereranno più in stazioni e dipartimenti territoriali. In Grecia esiste dal 1984 un solo corpo di polizia, chiamato El.As (Ellenikì Astinomia) nato dalla fusione tra gendarmeria e la polizia cittadina.

Intanto, mentre il governo pensa a togliere presidi di sicurezza, nelle ultime 48 ore altre tre emergenze si sono abbattute sul paese: la malaria, i nuovi sbarchi di migranti e gli scontri della polizia con gli antiautoritari nel quartiere ateniese di Exarchia. La malaria, che era stata debellata nel 1974, quest’anno è tornata: 65 i casi nei primi sei mesi dell’anno. Tre le province segnate in rosso Achaia, Ilia e Salonicco, su cui il pool di scienziati del Keelpno (centro nazionale malattie infettive) hanno proposto un cordone di sicurezza perché hanno tutte le caratteristiche ideali alla trasmissione della malattia, tra cui la presenza di laghi e paludi.

Nel frattempo si segnala una nuova ondata di arrivi: 2.500 migranti sono approdati nel Paese dai confini settentrionali della Grecia (Turchia, Bulgaria, Evros) dalla data del fallito colpo di Stato turco ad oggi. Secondo l’intelligence ellenica dal momento che le isole sono ormai sature e le carovane dei migranti passeranno dalla Turchia sul suolo greco di Evros – dove i controlli sono da sempre deficitari – nel tentativo di toccare con più facilità terra “europea”. Il tutto mentre il governo pensa di costruire mini hotspot da 1000 migranti in tutto il paese, con i moti di protesta di albergatori e cittadini anche perché nelle isole dell’Egeo orientale come Lesvos, Chios e Rodi si sono registrati 144 arrivi negli ultimi due giorni.

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