Tutto è iniziato nella notte, quando alcune centinaia di poliziotti hanno bloccato l’accesso e hanno chiesto a giornalisti e volontari di lasciare l’area. A quel punto la polizia, con l’aiuto di interpreti, ha spiegato ai rifugiati che avrebbero dovuto lasciare il campo di Idomeni, al confine fra la Grecia e la Macedonia, dove 8.400 persone vivono accampate da mesi (guarda il reportage). Provengono soprattutto da Siria, Iraq e Afghanistan e verranno trasferiti gradualmente in campi organizzati e allestiti appositamente, soprattutto nei pressi di Salonicco

 video di Cosimo Caridi

 

Il portavoce del governo greco per la crisi dei rifugiati, Giorgos Kyritsis, ha detto che la polizia non userà la forza, anche perché nel campo vivono anche molte donne con bambini. Circa 20 unità di polizia anti-sommossa, per un totale di circa 400 agenti, si trovano sul posto per portare a termine l’operazione, che dovrebbe finire nel giro di 10 giorni. Già a marzo Atene aveva deciso lo sgombero del campo e anche in quel caso i migranti erano stati trasferiti in altri campi, lontani dal confine con la Macedonia.

Nel corso della giornata di ieri, 2.500 persone erano già state portate in strutture organizzate. La polizia ha garantito che la massiccia presenza di agenti è stata disposta solo come “misura di precauzione“, per far fronte alla possibilità che alcune persone non vogliano lasciare l’area. “In questo momento – ha spiegato Kyritsis – abbiamo seimila posti a disposizione nei centri di accoglienza, nel giro di pochi giorni ne avremo ottomila”. Kyritsis garantisce che si tratta di centri di buona qualità, dove i rifugiati potranno alloggiare in strutture tipo bungalow e non tende. Il governo ha inoltre informato che i rifugiati solo accettando lo spostamento in questi centri potranno ottenere una proroga del permesso di soggiorno di un mese che hanno ottenuto entrando in Grecia. Per la maggior parte dei migranti il permesso è già scaduto.