Un crocifisso in ogni aula d’asilo nido, di scuola dell’infanzia, primaria o secondaria; nelle università e nelle accademie, ma anche nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nei reparti degli ospedali e nei seggi elettorali. La proposta arriva dal deputato leghista Roberto Simonetti che nelle scorse settimane ha depositato alla Camera una proposta di Legge dal titolo “Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazione”.

L’estremista di turno, prevede persino delle sanzioni da 500 a mille euro per “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio” così anche “per il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che rifiuti di esporre nel luogo d’ufficio l’emblema della Croce o del Crocifisso o chiunque investito di responsabilità nella pubblica amministrazione, ometta di ottemperare l’obbligo di provvedere alla collocazione dell’emblema della Croce o del Crocifisso o all’obbligo di vigilare affinché il predetto emblema sia esposto nei luoghi d’ufficio dei suoi sottoposti”.

Simonetti non fa alcuna distinzione tra i luoghi: per l’onorevole leghista un porto e un’autostazione valgono quanto l’aula di una scuola. Un simile atteggiamento mi ricorda quei Paesi islamici dove non manca una sura del Corano in ogni ufficio pubblico, scuole e sanitari compresi oppure la Siria di Assad con la foto del presidente nei negozi, nelle autostazioni, sui taxi, sugli autobus.

Nessuno nega, come scrive Simonetti nella proposta di legge, che il crocifisso sia emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana ma serve metterlo in ogni luogo?

L’idea del deputato fa pensare che Simonetti voglia dare valore ai regi decreti del 1924 e 1928 dove il crocifisso insieme con il ritratto del Re d’Italia (con la Repubblica, aggiornato con il ritratto del presidente) viene considerato un “arredo”. Con tutto il rispetto se fossi un credente cristiano mi offenderei. Vale la pena farsi una domanda: che cos’è una croce? I monaci di Bose mi hanno spiegato che “è un principio ordinativo di ciò che è orizzontale e terrestre e ciò che è celeste. Dalla terra al cielo, dall’Oriente all’Occidente. La croce ci riporta a chi c’è al centro della Croce. Per i Romani era un patibolo, un oggetto di morte ma la croce è fatta per guardare a chi sta sopra ovvero al Cristo vittorioso”.

Ora varrebbe la pena ricordare a Simonetti che il Cristo di quella Croce non andrebbe certo in giro per le città a ripulirle dagli immigrati come ha proposto il leader leghista Matteo Salvini. Il deputato dev’essersi scordato di leggere un altro Matteo, l’evangelista: “Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.

Resta di fondo una questione cara ai laici come me (disposto in ogni caso a confrontarmi sul valore veri del cristianesimo): con l’accordo di Villa Madama del 1984 con la Santa Sede si prende atto che il cattolicesimo non è più religione di Stato.

Resta un problema che finora nessun governo ha voluto prendere in esame: in Italia non esiste una legge che imponga la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici e purtroppo l’osservanza dipende dalla sensibilità e dalle dotazioni delle singole scuole, per esempio. Fino ad oggi vi sono state solo indicazioni e circolari del ministero dell’istruzione che non sono vere e proprie leggi civili.

La competenza è passata, come spesso accade in questo Paese, nelle mani dei vari Tar e del Consiglio di Stato. La proposta di legge del leghista potrebbe essere almeno una buona occasione per aprire un serio dibattito in parlamento.