Un barile bomba contenente gas cloro sarebbe stato lanciato sui civili dall’esercito governativo siriano, durante un bombardamento ad Aleppo, provocando la morte per soffocamento di una donna e i suoi due figli, di 4 e 10 anni, e altri 25 feriti. E’ l’accusa che le forze ribelli siriane riversano sull’esercito di Bashar el Assad. L’Onu ha comunicato di aver aperto un’indagine sul presunto “attacco con gas” che dimostrerebbe l’uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, ha affermato che se l’attacco al cloro fosse confermato rappresenterebbe “un crimine di guerra“.

La notizia è stata diffusa dalla televisione panaraba Al Jazeera, che ha citato fonti ospedaliere e della Difesa civile operante nelle aree controllate dai ribelli. Il bombardamento è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì 10 agosto nel quartiere Zubdiya. La Difesa ha però comunicato di non poter verificare indipendentemente la natura del gas. Fonti militari siriane, citate dall’agenzia Ap, hanno però smentito che nei bombardamenti siano stati usati ordigni al cloro. Un alto ufficiale, che ha voluto rimanere anonimo, ha detto che la notizia è stata fabbricata dai miliziani insorti e che l’esercito siriano non userebbe mai armi chimiche.

“Vi sono molte prove sul fatto che vi sia stato un attacco con barili bomba al cloro su Aleppo. Stiamo indagando e se confermato si tratta di un crimine di guerra” ha dichiarato invece l’inviato Onu in Siria, Staffan de Mistura. “Diversi elementi – dichiara il diplomatico italo-svedese – dimostrano che questo è effettivamente accaduto”. La denuncia era stata inizialmente riportata dal sito ‘Shaam‘, vicino all’opposizione siriana, secondo cui nell’attacco si contano almeno tre morti. Altre fonti hanno riferito un bilancio di almeno quattro morti. Diverse persone avrebbero inoltre avuto bisogno di cure mediche per difficoltà respiratorie.

Prima di venire a conoscenza di questo episodio, De Mistura aveva già parlato in risposta alla proposta russa di creare un cessate il fuoco quotidiano di tre ore per facilitare l’accesso degli aiuti umanitari ad Aleppo. “Tre ore di tregua ad Aleppo non bastano e non sono sufficienti per far entrare i convogli umanitari. Ne servono almeno 48“. “Noi non siamo stati consultati, si è trattato di un’iniziativa russa a cui rispondiamo che qualsiasi pausa deve essere considerata ma bisogna migliorare la proposta originaria – ha aggiunto – Noi siamo a disposizione per fare in modo che le 3 ore non siano solo una dichiarazione ma un fatto”.

Oltre due milioni di civili, nelle aree sia sotto il controllo delle formazioni ribelli sia sotto quello dei governativi, sono senza elettricità e senza accesso alla rete idrica a causa di bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione negli ultimi giorni. A dirlo è l’Onu, che chiede una tregua umanitaria di almeno 48 ore affinché siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione stremata da cinque anni di guerra e dai bombardamenti. La zona di Aleppo è da un mese sotto assedio per l’offensiva delle forze fedeli ad Assad che vogliono strapparla ai ribelli e da cinque giorni privata anche di acqua corrente a causa dei combattimenti tra governativi e insorti.