Via libera ufficiale della Cassazione alle firme raccolte dal Comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale: la Suprema Corte ha attestato che oltre 500mila sono valide. Il governo ha ora 60 giorni per fissare la data della consultazione. Gli elettori saranno chiamati alle urne in una domenica compresa tra il 50esimo e il 70esimo giorno successivo al decreto di indizione, che sarà firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Stando alle indiscrezioni circolate nel fine settimana, il premier Matteo Renzi punta alle domeniche tra il 13 e il 27 novembre, quando la legge di Stabilità dovrebbe essere stata approvata almeno dalla Camera. Nel frattempo, il 4 ottobre, la Consulta si pronuncerà sull’Italicum.

La Suprema Corte aveva tempo per pronunciarsi fino al 15 agosto, ma ha anticipato i tempi e non ha utilizzato tutti i 30 giorni disponibili dalla presentazione delle firme, avvenuta il 14 luglio. Si noti che il referendum si sarebbe svolto comunque, visto che ne avevano fatto richiesta un quinto dei parlamentari. La raccolta di sottoscrizioni presso i cittadini è stata un di più, grazie al quale il Comitato per il Sì otterrà un rimborso di 500mila euro: 1 euro per ogni firma valida.

Rimborso che ora dà lo spunto per nuove polemiche. “Con la riforma costituzionale il Pd rende gli italiani cornuti e mazziati – attaccano in una nota congiunta i parlamentari del M5S di Camera e Senato – infatti, mentre da una parte mente sapendo di mentire, affermando che la revisione della Carta taglia i costi della politica, dall’altra si intasca i 500 mila euro di rimborsi, denaro pubblico, che sono destinati per legge al loro comitato del sì che ha raccolto le firme per l’indizione del referendum popolare. La cosa più grave è che non c’era neanche bisogno di raccoglierle in quanto il referendum si sarebbe svolto lo stesso dato che, come prevede la Costituzione all’articolo 138, un quinto dei deputati ne aveva già fatto richiesta”.

Il secondo fronte lo apre Mario Staderini. “Avete creduto @tg1online di oggi? – twitta l’esponente del Partito Radicale – male, dicono il falso: Cassazione non ha giudicato “spacchettamento” del referendum!”. A cosa si riferisce? Il telegiornale di Rai 1 ha dato la notizia del via libera della Cassazione al referendum, specificando in avvio di servizio che “la cassazione non ha spacchettato il quesito, che sarà dunque unico. L’ipotesi di spacchettare il quesito era venuta dai radicali”. “Da noi non è venuta alcuna ipotesi – spiega Staderini a IlFattoQuotidiano.it – non avendo potuto presentare le 500mila firme perché non abbiamo l’esercito di autenticatori che ha invece a disposizione il Pd, non abbiamo potuto sottoporre alla Cassazione il quesito sullo spacchettamento. Quindi quella data dal Tg1 è una notizia falsa”. La questione, tuttavia, per Staderini è un’altra: “Ormai solo chi ha i consiglieri comunali può raccogliere le firme perché ha chi le autentica gratis. Infatti solo il comitato del Partito Democratico, che ha un esercito, ha raccolto le firme; quello del No che aveva molti meno consiglieri non ce l’ha fatta e noi, Comitato Libertà di voto, che non avevamo nessuno, non abbiamo potuto raccogliere le fatidiche 500mila firme, con le quali avremmo potuto chiedere alla Cassazione anche di pronunciarsi sulle parti separate del referendum”.

Matteo Renzi, da parte sua, fa professione di ottimismo: “Per vincere questo referendum basta entrare nel merito – scrive il presidente del Consiglio nella sua enews – basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì. Basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con le Regioni che fanno promozioni turistiche e missioni in autonomia o se invece vogliamo cambiare, con un progetto turismo Italia, perché per cambiare basta un sì”.

La grande macchina, intanto, è già pronta a partire. “L’ufficio centrale per il referendum presso la Corte Suprema di Cassazione, con ordinanza dell’8 agosto 2016”, si legge nel comunicato, “ha dichiarato conforme all’art. 138 e alla legge 352 del 1970 la richiesta di referendum depositata il 14 luglio 2016, alle ore 18.45, sul testo di legge costituzionale avente ad oggetto il seguente quesito referendario: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

Renzi ha ritwittato il tweet del comitato promotore per il sì al quesito: “Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani”. Ma ora tutte le opposizioni spingono perché il governo indichi al più presto la data del voto. I parlamentari M5S di Camera e Senato hanno diffuso una nota in cui chiedono che ora Renzi “indichi immediatamente la data in cui si andrà a votare”, sostenendo che “ogni altro vergognoso tentativo di rimandare il voto alle calende greche, oltre a quelli messi in atto fino ad ora, rappresenterebbe una grave violazione delle regole democratiche e una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i cittadini italiani”. “Abbiamo compreso che Renzi, il quale prima affermava che il referendum si sarebbe svolto il 2 ottobre, vuole far votare gli italiani solo quando avrà in mano sondaggi positivi”, conclude la nota, “ma si è superato ampiamente il limite”.

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ha twittato: “Da Cassazione via libera a consultazione costituzionale. Ora governo @matteorenzi indichi subito data voto. Stop scuse/trucchetti“. Sulla stessa linea il senatore della Lega Nord Roberto Calderoli: “Renzi indichi subito la data nella quale ha deciso di farci votare, senza inutili perdite di tempo e senza prendere in giro gli elettori. Si voti il prima possibile, per non prolungare oltre l’agonia di un governo che ormai sa già di essere sulla strada del tramonto. Lo stesso premier aveva auspicato un voto entro la metà di ottobre – prosegue Calderoli – ora dimostri di essere coerente e replichi l’inconsueta velocità agostana dimostrata dalla Suprema Corte”.