È Rossella Fiamingo la prima medaglia dell’Italia alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Argento nella spada femminile, che avrebbe anche potuto essere d’oro dopo l’impresa in semifinale che lasciava presagire un metallo più pregiato. Invece il 200° successo dell’Italia nella storia dei Giochi sfuma in finale, dove la schermidrice siciliana si ferma a tre stoccate dalla vittoria, battuta dall’esperta ungherese Ermese Szasz dopo essere anche stata avanti di quattro punti. Va bene lo stesso: la sconfitta vale comunque il primo podio nella storia della spada femminile. Ed è tanto più preziosa perché sblocca il medagliere azzurro ai Giochi in Brasile dopo una giornata molto difficile per l’Italia.

La prima giornata dei Giochi di Rio 2016 dopo la cerimonia di apertura avrebbe dovuto essere quasi trionfale sulla carta per l’Italia. C’erano tante speranze di medaglie, alcune più che fondate, tutte non mantenute. Nel tiro a segno Petra Zublasing era tra le favorite nella carabina 10 metri, disciplina in cui aveva già vinto i Mondiali nel 2014: non è riuscita neppure ad accedere alla finale, finendo addirittura 33esima nelle qualificazioni. “Quando va così fa male all’anima”, il suo triste commento. Proverà a rifarsi nella gara da 50 metri. Non ha fatto meglio la squadra maschile di tiro con l’arco, che doveva difendere l’oro di Londra 2012: si sapeva che ripetersi quattro anni dopo sarebbe stato difficile, ma gli azzurri hanno rimediato una brutta figura già nei quarti di finale contro la Cina, sconfitti nettamente per 6-0. Nessun rimprovero, solo rimpianti invece per lo sfortunatissimo Vincenzo Nibali, caduto quando era in testa alla prova di ciclismo dopo una grande corsa sempre all’attacco. Ma comunque zero medaglie.

Poi è arrivata Rossella Fiamingo, in tabellone come una delle principali favorite, bicampionessa mondiale in carica, anche se reduce da una stagione davvero opaca. Infatti è salita in pedana un po’ contratta, e si è sciolta stoccata dopo stoccata. Ha fatto il suo dovere nei primi turni contro Mackinnon (15-8), Kong (15-11) e Choi (15-8). In semifinale il capolavoro contro la forte cinese Sun: sempre indietro nel punteggio, sotto di quattro a un minuto e mezzo e di tre a trenta secondi dalla fine, è riuscita a recuperare e a piazzare la stoccata decisiva (15-14) nell’extra-time. Una rimonta degna di quella storica compiuta da Valentina Vezzali nella finale per il terzo posto a Londra 2012. Fino all’epilogo un po’ amaro contro la Szasz: in una gara veloce, tirata come dev’essere una finale olimpica, l’azzurra è partita molto bene, comandando sempre il punteggio e salendo fino al 12-8. Poi si è bloccata, un po’ smarrita tatticamente contro l’esperta ungherese, bravissima in difesa e risposta, autrice stavolta lei di una grande rimonta che vale una carriera. 

Ancora rimandato, dunque, il 200° oro per l’Italia nella storia delle Olimpiadi, traguardo che sembrava davvero ad un passo a un certo punto. Tocca in ogni caso ancora alla scherma salvare la nazionale italiana, che in attesa del nuoto chiude la prima giornata con una medaglia, d’argento. Quattro anni fa a Londra erano state addirittura cinque; sul ruolino di marcia siamo già in affanno. E anche questa gioia dopo tante delusioni lascia un po’ l’amaro in bocca.

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