La distanza tra trionfo e fallimento è questione di numeri: 23 o 28 medaglie, 4 o 6 ori, fa tutta la differenza del mondo per l’Italia che si prepara alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Le prime di Giovanni Malagò da presidente del Coni. Le più difficili degli Anni Duemila, perché la nazionale non potrà contare su alcune delle sue punte migliori: un po’ per sfortuna (vedi l’infortunio dell’ultimo minuto di Gianmarco Tamberi, senza dimenticare il caso Schwazer ancora da sciogliere), per alternanza olimpica (nel calendario della scherma quest’anno non ci sono il fioretto femminile e la sciabola maschile a squadre) o per semplice demerito (la mancata qualificazione nel calcio e nel basket), l’Italia deve fare a meno di 4-5 medaglie (almeno un paio d’oro) praticamente sicure. Non potranno non pesare al momento del bilancio finale, e non a caso al Comitato olimpico hanno fissato prudentemente l’asticella a quota 25 podi. Le premesse alla vigilia sono molto contrastanti: da una parte pochi atleti in grado di competere per la vittoria, dall’altra un movimento profondo e competitivo. C’è il rischio concreto di prendere solo 4-5 ori, e scivolare fuori dal G10 dello sport. Ma anche la possibilità di conquistare più medaglie che a Londra 2012: tornare ad avvicinare quota 30 potrebbe non essere un’utopia.

OBIETTIVO 25 PODIL’Italia viene dalle 28 medaglie (con 8 ori) di Londra 2012, le stesse identiche di Pechino 2008. A guardarlo sul lungo periodo, però, il trend è negativo: le medaglie erano state 35 ad Atlanta ’96, 34 a Sidney 2000, 32 ad Atene 2004. Oggi la competizione è sempre più alta, e vista una serie di congiunture sfavorevoli al Coni giocano in difesa: si accontenterebbero di limitare l’emorragia e non scendere sotto la soglia dei 25 podi, considerati l’obiettivo minimo di questi Giochi. Ben più difficile, invece, sarà conservare un posto nella Top Ten del medagliere, che l’Italia occupa ininterrottamente da Barcellona ’92 (noni a Londra e Pechino, ottavi ad Atene, settimi a Sidney, addirittura sesti ad Atlanta). La classifica olimpica viene decisa dagli ori conquistati e per restare nell’élite mondiale ne servono tra gli otto e i dieci. Cifra che non sembra attualmente alla portata dell’Italia.

POCHI ORIÈ proprio questo il punto debole della nostra spedizione: quanti azzurri saranno in grado di vincere a Rio? Senza Schwazer (salvo un improbabile ribaltone al Tas), senza Tamberi sono pochi: nel nuoto Gregorio Paltrinieri nei 1.500 stile libero, nella scherma Arianna Errigo o Elisa Di Francisca nel fioretto femminile e la squadra di fioretto maschile, nella lotta libera il naturalizzato cubano Frank Chamizo. I successi su cui scommettere si contano sulle dita di una mano. Le altre sono speranze, più o meno fondate: Vincenzo Nibali nel ciclismo su strada e Clemente Russo nella boxe (ma entrambi sembrano più da podio che da oro), Petra Zublasing nel tiro a segno; qualcosa potrebbe arrivare dal tiro al volo e dalla vela, la scherma è stata spesso riserva infinita e magari lo sarà ancora. Tolte quelle gare segnate in rosso sul calendario, insomma, bisognerà andare a caccia del jolly. Per confermare gli otto ori ci vorrà un mezzo miracolo: già conquistarne sei sarebbe un buon risultato, fermarsi a quattro una delusione.

TANTE MEDAGLIE?In compenso, sono tanti gli azzurri in grado di puntare al podio. Più di quanti ci si possa aspettare. La solita scherma, pur con un calendario sfavorevole, potrebbe regalare 5 o 6 medaglie. Il nuoto ha la grande possibilità di un nuovo boom dopo Sidney 2000, con Federica Pellegrini e Gabriele Detti in vasca, Rachele Bruni in acque libere e Tania Cagnotto dal trampolino. Il 4 senza del canottaggio è una certezza, nell’atletica anche senza Schwazer la marcia può dare soddisfazioni (al femminile). Dalle discipline di tiro (a segno, a volo e con l’arco) è lecito aspettarsi almeno 5 medaglie, e lo stesso da quelle di lotta (boxe, judo e wrestling). Nel ciclismo non c’è solo Nibali ma anche Elisa Longo-Borghini tra le donne ed Elia Viviani in pista; chance pure per Vanessa Ferrari nel corpo libero, le Farfalle della ginnastica ritmica e Lupo-Nicolai nel beach-volley. La nota dolente sono gli sport di squadra, dove l’Italia un tempo era protagonista e oggi assente ingiustificata. Ma se anche dal Setterosa nella pallanuoto e dalla squadra maschile di pallavolo dovessero arrivare due podi difficili ma non impossibili, ecco che il traguardo delle 30 medaglie non sarebbe un sogno. E le Olimpiadi di Rio diventerebbero molto più azzurre.

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