“Brasile, un sogno intenso, un raggio vivido di amore e di speranza alla terra scende”: aperta dall’inno nazionale cantato da tutto il Maracanà, la cerimonia di apertura dei Giochi di Rio de Janeiro 2016 è stata la grande festa del Brasile. Che però non ha potuto nascondere i suoi problemi. E in fondo nemmeno ci ha provato, con quel monito sul riscaldamento globale, edulcorato dai fuochi delle coreografie e dai suoni delle musiche, ma comunque così inusuale per un momento di celebrazione, spettacolo e buoni sentimenti. Del resto il Paese ospitante è un Paese a pezzi, in crisi economica e sociale, orfana del suo presidente (Dilma Rousseff, sospesa dalle sue funzioni per lo scandalo corruzione, si è detta “triste” di non poter essere presente; per il facente funzioni Temer solo fischi). E anche del suo mito Pelè, impossibilitato a fare da ultimo tedoforo per problemi di salute: “Proprio non ce la faccio” . Grande gioia e anche grande tristezza. Non a caso fuori dall’iconico stadio Maracanà, lontano dagli occhi dei 60mila privilegiati che hanno pagato un minimo di 570 dollari per essere lì, scontri ci sono stati in concomitanza della manifestazione: incidenti intorno al Maracanà, 35 arresti anche a San Paolo

FESTA RIDIMENSIONATA – Doveva essere la più grandiosa cerimonia della storia delle Olimpiadi. È stata “solo” una festa: bella, spettacolare. Ma anche malinconica, offuscata dai problemi del Paese, mutilata dal ridimensionamento del budget, passato da 113,9 a 55,9 milioni di dollari per le quattro cerimonie: “12 volte meno di Londra, 20 di Pechino“, ha spiegato il direttore creativo Fernando Meirelles. Dopo i tagli è rimasto l’entusiasmo dei volontari e degli atleti. La musica, tanta, di Caetano Veloso e Gilberto Gil, per trasformare lo stadio in un sambodromo; il carnevale di Rio, con oltre 1.500 ballerini scatenati sul campo. E la bellezza, che al Brasile è impossibile portare via. Ad esempio quella di Gisele Bundchen, “The girl from Ipanema” nella notte del Maracanà. Anche se il tema portante del programma è stato l’ambiente: i cinque cerchi olimpici realizzati con delle piante, i portabandiera chiamati a depositare un seme per far nascere la grande foresta degli atleti, le nazionali introdotte da un volontario in bicicletta (simbolo della mobilità sostenibile). Oltre alla parentesi un po’ lugubre sul surriscaldamento del clima, con tanto di mappe e diagrammi della minaccia in corso.

PELLEGRINI GUIDA L’ITALIA, C’È ANCHE LA RUSSIA – Dopo lo spettacolo, la sfilata festosa delle nazioni e delle nazionali, molto poco toccate dal resto. Compresa l’Italia della portabandiera Federica Pellegrini: sorridente, elegante in tailleur blu d’ordinanza. Applaudita in tribuna anche dal premier Matteo Renzi (con signora), arrivato a Rio per sostenere la causa azzurra (e anche e soprattutto quella di Roma2024). Prima e dopo tutti gli altri: dalla Grecia, che come da tradizione ha sfilato per prima, ai padroni di casa del Brasile per ultimi, la nazionale dei rifugiati, la corazzata Usa di mister Olympia Michael Phelps, e ovviamente anche la Russia, che dopo la pubblicazione del rapporto McLaren ha rischiato seriamente di non andarci neppure, a Rio. Invece ieri era presente come gli altri, con un contingente ben nutrito; anche più del previsto, vista la riammissione in extremis dei nuotatori Morozov e Efimova e le esclusioni che si sono rivelate molto inferiori delle attese. Un motivo di polemica in più per questi Giochi finalmente cominciati. Alla fine, in assenza di O’Rey Pelè, l’ultimo tedoforo è stato l’ex maratoneta Vanderlei De Lima, bronzo ad Atene 2004, passato alla storia per l’aggressione subita nella gara poi vinta dall’azzurro Stefano Baldini. Da ieri la fiamma olimpica brucia al Maracanà. “Il miglior posto del mondo è qui, è ora”, assicura Carlos Arthur Nuzman, presidente del comitato organizzatore. Buoni Giochi a tutti. Chissà se anche per il Brasile.

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