“La guerra contro la Sinistra e la Bersaneria sotto l’alta guida di sua maestà Denis Verdini, duce supremo, è vinta”. Ovvero il nemico è fuggito, è vinto, è battuto. Detto in altre parole, i verdiniani festeggiano la legittimazione definitiva tra i banchi della maggioranza con la formazione dei comitati per il Sì al referendum per le riforme. Vincenzo D’Anna, come riportato dall’Huffington post, sbeffeggia gli avversari nella chat interna con i colleghi di Ala con un messaggio trionfale: il colpo di Stato è avvenuto e “l’esercito del Bolscevico al comando del Generale Von Gotor è annientato”, si legge nel testo autografo. Non c’è altro da aggiungere. Tanto che al giornalista che chiede al plurimputato Verdini se la campagna per il Sì sia un “cavallo di Troia” per entrare nel governo, lui risponde quasi intenerito dall’ingenuità della domanda: “I numeri parlano, il resto sono chiacchiere. La funzionalità del Senato è legata all’esistenza di Ala, poi uno può dire quello che vuole. Il problema è nei numeri, la politica alla fine si riduce a questo. Il resto sono simpatie o antipatie”. E’ la legge di Verdini e finora ha avuto campo libero.

Nel giorno della vittoria “finale” sfilano uno di fianco all’altro gli autori delle riforme. I volti sono quelli dei parenti scomodi del governo, che Renzi vuole tenere sotto il tappeto, ma che come elefanti tornano fuori ad ogni sussulto. Ci sono: l’ex pontiere delle riforme Verdini, poi il segretario di Scelta civica Enrico Zanetti, i deputati di Ala, gli ex membri del gruppo di Scelta Civica, alcuni deputati del gruppo Maie, il Tosiano Marco Marcolini. La nascita dei comitati per il Sì dei centristi coincide con la nascita di una nuova formazione politica che riunisce quelle facce scontente dei loro ex partiti e che come obiettivo hanno solo quello di stare al tavolo di quelli che contano dettando legge pur essendo più piccoli degli altri. “Questa riunione”, ha detto Verdini, “ha un altro valore, quello di permettere di smettere di lagnarsi della forza altrui. Abbiamo numeri straordinari, siamo 134 deputati e senatori non del Pd che hanno sostenuto le riforme, sono numeri non trascurabili. Mi auguro che questo tipo di riunione si ripeta, se son rose fioriranno”. 

Il messaggio di D’Anna del resto racconta questo. A riportarlo integralmente è l’Huffington post che è riuscito a intercettarlo in esclusiva: “La guerra contro la Sinistra e la Bersaneria che, sotto l’alta guida di S.M. Denis Verdini, duce supremo, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 8 Agosto 2015 con il determinate apporto numerico di 4 Senatori Campani su 10 in totale, e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 12 mesi, è vinta”. La saga inizia un anno fa e arriva al suo culmine con la mossa del viceministro Zanetti di apparentarsi con Ala e far passare la nuova linea anche ai colleghi di Scelta civica con una direzione ai limiti della correttezza. “La gigantesca battaglia ingaggiata in Senato”, continua D’Anna, “nel corso dell’anno ed alla quale pendevano parte fino a 20 Senatori di cui 2 successivamente dispersi contro le divisioni Bersaniane, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del Generale Zanetti, che immolava sul campo intere (e perenni) divisioni, sbarrando le vie della ritirata alle armate Anti Liberali, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria”.

Rese dei conti da Montecitorio a Palazzo Madama raccontate da D’Anna che da questo momento sente di potersi fregiare del titolo di costituente: alfaniani contro divisioni di cavalleria, il duca Marcello Pera “che avanza rapidamente alla testa della sua invitta Costituente per il SÌ anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate”, fino “all’esercito Bolscevico al comando del Generale Von Gotor”. “E’ annientato”, conclude D’Anna, “esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta, (fango, sterco, articoli di giornali e menzogne propalate) e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trenta senatori prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila pernacchie non ancora utilizzate. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza”.