Theresa May è la nuova leader dei Tory e da mercoledì sarà il nuovo primo ministro del Regno UnitoDavid Cameron, dimissionario dopo l’esito del referendum sulla Brexit del 23 giugno, presiederà mercoledì l’ultima sessione di domande al Parlamento di Londra in qualità di primo ministro del Regno Unito, prima di andare a Buckingham Palace per presentare le dimissioni alla regina Elisabetta II e cedere l’incarico alla titolare dell’Interno: “Theresa May ha il mio pieno sostegno, sarà più che capace di esercitare la forte leadership di cui ha bisogno il Paese”, ha detto il premier uscente. L’annuncio è arrivato dopo l’addio alla corsa per le primarie da parte di Andrea Leadsom: la sottosegretaria all’Energia e al cambiamento climatico ha formalizzato la sua rinuncia alla candidatura per la guida del partito conservatore, ritenendo di non avere “sufficiente sostegno” in parlamento.

“Cercheremo il miglior accordo possibile” per traghettare la Gran Bretagna fuori dall’Ue, ha detto la premier in pectore dinanzi a Westminster dopo essere stata proclamata leader dei Tory. Accompagnata dal marito e applaudita dai deputati, May ha confermato che “Brexit significa Brexit” (ovvero che il Regno Unito non tornerà sulla decisione, come aveva affermato poche ore dopo il risultato del referendum) e si è detta convinta che alla fine sarà “un successo“. Invocando l’unità del Paese e ribadendo i punti chiave della sua campagna, ha detto che “c’è bisogno di una forte visione positiva per il futuro del Paese. Una visione di un Paese che non funziona per i pochi privilegiati, ma per ognuno di noi, perché daremo alle persone più controllo sulle loro vite. Ecco come insieme costruiremo un Regno Unito migliore”.

Seconda donna a Downing Street dopo la Thatcher – May, 60 anni a ottobre, sarà la seconda donna a guidare il governo britannico dopo Margaret Thatcher. Ministro dell’Interno fra i più longevi del suo Paese, la May era da tempo considerata come potenziale futuro leader del suo partito. Nata il 1° ottobre 1956, primogenita di un pastore anglicano del Sussex, proviene, come già fu per la lady di ferro, da un ambiente molto più modesto di quello dei tanti uomini educati a Eton e Oxford che circondano Cameron. Anche la May, che ha studiato nelle scuole statali, è stata a Oxford, ma grazie ad una borsa di studio. Prima di entrare in politica come deputato conservatore nel 1997, lavorava alla banca d’Inghilterra.

Segretario di Stato per gli affari interni dal 2010, ha ottenuto molta notorietà nel 2013 quando è riuscita ad espellere dal Paese l’imam radicale Abu Qatada, ma è stata criticata per non aver mantenuto la promessa del governo di portare il numero netto degli immigrati sotto i 100mila l’anno. Schierata a favore del Remain al referendum sulla Brexit, May dovrà guidare il Paese fuori dall’Unione Europea come previsto dal risultato del referendum sulla Brexit: ha già assicurato che rispetterà l’esito della consultazione e ha escluso elezioni anticipate. Ritiene, tuttavia, che la richiesta formale di uscita dall’Ue non potrà arrivare prima della fine dell’anno, per avere il tempo di definire la posizione britannica nel negoziato. In quest’ambito, May ha precisato che lo status dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna farà parte delle trattative, senza garantire quindi che possano rimanere.

Sostenitrice della modernizzazione del partito conservatore, la May ha sempre spinto per una maggior presenza femminile fra i deputati Tories. Oggi promette di unificare il partito e il Paese dopo lo shock della Brexit e di mettere il suo partito “al servizio della gente che lavora”. Considerata una ‘tosta’, la May viene paragonata dal Guardian ad una preside che mantiene la calma davanti ad una classe di allievi turbolenti. Nel tempo, si è creata una fama di politica esperta, razionale e sobria, che non ha paura di farsi nemici nel perseguire le politiche del suo schieramento. “So di non essere un politico che si mette in mostra – ha detto di recente – non faccio il tour degli studi televisivi, non faccio pettegolezzi durante i pasti, non bevo nei bar del Parlamento, non parlo a cuore aperto. Faccio semplicemente il lavoro che ho davanti”.

Unica eccezione: il suo gusto per calzature ‘esotiche’, soprattutto leopardate in vari colori. Nella vita privata, è sposata con Philip May, un banchiere che ha conosciuto quando entrambi studiavano a Oxford. Pare che a presentarli, ad un ballo di giovani conservatori, sia stata la futura primo ministro del Pakistan, Benazir Bhutto.

Come ormai tutti sanno, la coppia non ha figli. L’infelice considerazione della sua avversaria Andrea Leadsom, sul fatto di poter essere un miglior primo ministro perchè madre, si è ritorta verso quest’ultima contribuendo alla sua decisione di ritirarsi dalla corsa a leader del partito conservatore. Leadsom ha porto le sue scuse a May: “Le ho già detto che sono molto dispiaciuta per il dolore che posso averle causato”, ha spiegato la Leadsom in un’intervista al Daily Telegraph. Dallo staff della May, riporta la Bbc, hanno riferito che il ministro dell’Interno è “grata” per il messaggio di scuse ricevuto ed è certa che la Leadsom non intendesse essere offensiva.

Cameron canticchia dopo l’annuncio: “Du du du du” – Dopo aver annunciato ai giornalisti che Theresa May lo sostituirà alla guida del Paese, David Cameron canticchia allegramente imboccando il portoncino di Downing Street. “Du du du du du”, il motivetto intonato dal premier che evidentemente non ha pensato di avere ancora il microfono acceso. E poi, una volta dentro la residenza, lo si sente ancora dichiarare in tono assertivo “Right”.

Labour, Angela Eagle sfida Corbyn per la leadership – Manovre al vertice in corso anche sul fronte opposto. L’ex ministra ombra alle Attività Produttive Angela Eagle, 55 anni, deputata da 24, ha lanciato ufficialmente la sfida per la leadership del Partito Laburista. Eagle è espressione dei deputati ribelli che intendono rovesciare l’attuale segretario Jeremy Corbyn, il quale tuttavia ha già fatto sapere di voler raccogliere la sfida. Eagle sostiene di voler “salvare il Labour” e di voler dare al partito una leadership in grado di competere per la guida del governo.

Eagle, che ha il sostegno di numerosi parlamentari, ha parlato di “tempi bui” per il Partito Laburista, affermando di poter dare al Labour “ciò che Jeremy Corbyn – a suo dire – non può dare”: cioè una prospettiva di governo. Ha aggiunto che il referendum sulla Brexit ha lasciato “un Paese diviso e incerto” che ha bisogno di un’opposizione credibile al governo conservatore. E ha aggiunto che il Labour deve essere sia un partito di governo sia un movimento di piazza, “non solo una delle due cose”. “Io non sono una blairiana, né una corbynista”, ha poi detto presentandosi come estranea sia alla destra interna orfana di Tony Blair, sia alla sinistra fedele a Corbyn: di fatto come una centrista.

Ore c’è però il rischio di una battaglia legale: gli anti-Corbyn chiedono infatti che il segretario raccolga le firme del 20% dei deputati laburisti (almeno 51) per presentarsi a un nuovo voto fra gli iscritti. Mentre i suoi sostenitori affermano che essendo stato sfidato non ne ha bisogno ed è già candidato di diritto. La questione non è solo tecnica, poiché Corbyn non sembra avere in questo momento 51 deputati dalla sua, mentre potrebbe vincere e persino stravincere la partita con Eagle (come con altri sfidanti) di fronte alla base degli iscritti.

Una corbyniana di ferro, la ministra ombra Diane Abbott, ha già commentato con ironia l’entrata in campo della Eagle: “Angela Eagle – ha scritto – è una donna del tutto apprezzabile, ma è ora la candidata dell’Impero Colpisce Ancora. Ha votato a suo tempo per la guerra in Iraq e i membri del partito avranno una chiara scelta politica”: sottinteso, tra lei e chi, come Corbyn, a quel conflitto invece si oppose.