Dall’erba di Wimbledon all’erba di Wimbledon. L’annus horribilis di Serena Williams si conclude a Church Road. E meglio di così non poteva lasciarselo alle spalle. La statunitense ritrova la vittoria di uno Slam e fa 22 in carriera, come Steffi Graf. La sconfitta in semifinale agli US Open contro Roberta Vinci sembrava aver minato le certezze della numero uno al mondo, sconfitta poi agli Australian Open e al Roland Garros. L’All England Club è però andato di traverso prima a chi l’aveva sconfitta a Parigi, Garbine Muguruza, e poi ad Angelique Kerber, che nel primo Slam stagionale aveva scavato nella testa di Serena il tarlo che davvero non le cose non fossero più come prima. E invece rieccola, proprio contro la tedesca, a riprendersi lo scettro. La più forte è lei.

Lo dimostra con una finale solida, senza sbavature. Combattuta, certo, come da previsioni. Ma rimasta sempre in controllo della statunitense. Ha aspettato il momento giusto, per colpire. Il primo set resta in equilibrio fino al 6-5 per la Williams, senza che nessuno riesca a rubare il servizio. Poi l’affondo che evita il tie-break. La Kerber si scompone e infila due errori non forzati che valgono il break decisivo. Il secondo parziale sembra ricalcare il primo e non conosce scossoni, anche se Serena trova un maggior numero di vincenti (30) e colpisce anche con la battuta infilando 10 ace nella prima parte del set. La tedesca non trova invece sponde quando ha il servizio ma è più abile invece quando gli scambi si fanno lunghi e così resta incollata fino al 3-3.

A quel punto, la svolta. La numero uno al mondo inizia ad alzare il ritmo e ha una continuità spaventosa: tre dei quattro punti del settimo gioco sono ace, cercati con forza a ogni turno di battuta. Il match è intenso. Serena non perde mai concentrazione, cosa che invece accade alla Kerber. E sono errori letali. Nell’ottavo game, la tedesca va avanti 40-15 ma sbaglia tre rovesci e un dritto di fila, permettendo alla Williams di confezionare il break del 5-3 e andare a servire per il titolo. La strada è spianata: ancora due errori della campionessa degli Australian, diventata improvvisamente fallosa, e due vincenti dell’americana, l’ultimo in volley. L’incantesimo si è rotto, la regina è tornata quella di sempre. E si siede accanto a un monumento come Steffi Graff. Grazie alla settima vittoria a Wimbledon i titoli negli Slam diventano 22. Ora ha davanti solo l’australiana Margareth Smith Court, che se ne portò a casa 24 tra il ’60 e il ’73. Tolta la ruggine, Serena è pronta ad agganciare anche lei diventando la più vincente nella storia dei major.