Facebook, Instagram, Snapchat. La storia si ripete.

Uno strumento di comunicazione digitale coglie lo spirito del tempo. Si diffonde a macchia d’olio nei licei e nelle università. Senza neanche aver mai aperto l’applicazione, giornalisti bicentenari e presunti esperti di marketing sentenziano che sia impossibile raccontarci delle storie sopra, o venderci qualcosa, quindi Snapchat è inutile. Genitori timidamente interessati ai consumi digitali della prole cassano l’applicazione come troppo difficile da usare. “Tanto è una moda passeggera”. Certo, passeggera come Facebook e Instagram.

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Succede però che passano 18-24 mesi. La musica cambia.

Lo strumento evolve. Il prodotto si arricchisce di nuove funzionalità. La piattaforma raggiunge alcune centinaia di milioni di utenti. Improvvisamente ai ragazzini si affiancano gli “anziani” over 24, che imparano a utilizzare lo strumento per adeguamento sociale. I dati ufficializzano che gli occhi delle persone si sono spostati in massa sulla piattaforma. Chiunque abbia interesse a trarre un vantaggio dall’attenzione delle persone schiera la propria creatività sul campo. Brand, artisti e persino politici iniziano a rispettare la grammatica dello strumento per raccontare storie lì dove le persone sono pronte ad ascoltarle.

È successo per Facebook prima, e per Instagram poi. Ora è il turno di Snapchat.

Snapchat è il fantasma giallo da 150 milioni di utenti attivi nel mondo. In Italia viene usato da più di 670.000 utenti. Il 61% di questi si trova nella fascia di età tra i 16 e i 24 anni. Con Snapchat è possibile inviare snap, frammenti di vita sotto forma di foto o video della durata massima di 10 secondi. L’utente ha la possibilità di arricchire il proprio contenuto visuale con testo, emoticon e filtri. Ogni snap può essere inviato a singoli utenti ed autodistruggersi in pochi secondi, oppure pubblicato nella propria sezione Storie e restare visualizzabile per un giorno. Se chi visualizza scatta uno screenshot l’utente che ha creato il contenuto riceve un alert, perché il suo snap è stato rubato da un altro cellulare. Tutto deve essere consumato, nulla deve essere salvato.

Snapchat si compone di 4 schermate – non esattamente la piattaforma più complessa del mondo. La schermata iniziale è la fotocamera, perché su Snapchat la priorità è immortalare momenti. Condividere contenuti viene prima di navigare dentro l’applicazione – il contrario dell’attuale Facebook, in cui molti leggono e pochi pubblicano. Poi ci sono la schermata della chat e quella delle Storie, dove l’utente rivede i contenuti pubblicati nelle ultime 24 ore dagli amici. L’ultima schermata, la sezione Discover, ospita articoli nativi realizzati da partner come BuzzFeed, DailyMail, Vice News e CNN.

E questa è la teoria. Per abbracciare la pratica, incredibile ma vero, bisogna usare lo strumento. Così come nessuno dovrebbe commentare la radio senza averla mai ascoltata o la Tv senza averla mai vista, così nessuno dovrebbe commentare Snapchat senza aver mai neanche scaricato l’applicazione. Titoli di giornali e sentito dire non bastano. Bisogna sporcarsi le mani.

Non sono richieste settimane di studio, né è obbligatorio pubblicare contenuti o mettere a nudo la propria privacy. Il trucco è aggiungere amici e VIP, giusto per avere un’idea di come già oggi utenti semplici e persone famose stiano usando la piattaforma. Si tratta di stare sul campo, osservare i contenuti pubblicati dagli altri e studiare la psicologia dietro il comportamento degli utenti. Basta essere curiosi e usare l’applicazione centoventi secondi al giorno.

Personalmente non ho alcun interesse a difendere o promuovere Snapchat. Chi lavora nella comunicazione digitale non dovrebbe avere alcun legame emotivo con gli strumenti che usa per lavorare. Voglio solo condividere con l’Italia una grande lezione appresa negli States che tutti gli utenti dovrebbero interiorizzare.

Non importa a nessuno se uno strumento di comunicazione digitale vi sembra stupido o se siete contro l’ultimo algoritmo di Facebook o se ritenete il nuovo logo di Instagram orrendo. Certo, siete liberi di gridare il vostro disappunto, di vantarvi pubblicamente che vi cancellerete da quell’app o non vi iscriverete mai a quell’altra. Ma la realtà è che non importa a nessuno cosa pensate. Nessuno vi sta veramente ascoltando.

L’unica cosa che conta è il mercato. Ogni tot anni, il mercato decreta che uno strumento di comunicazione digitale è il nuovo vincitore. Lì si spostano l’attenzione e il tempo delle persone, dunque i soldi. Gli stessi che bollavano lo strumento come un parco giochi per liceali finiscono per iscriversi, perché è lì che si trovano improvvisamente amici, parenti e colleghi. Testa bassa sullo smartphone. Fine della ribellione digitale.

Il mio compito è farvi guadagnare 18-24 mesi sulla tabella di marcia che vi porterà a realizzare sempre la stessa grande verità. Nessuno strumento di comunicazione è intelligente o stupido in assoluto. Dipende sempre da come noi e le persone che ci stanno intorno decidiamo di utilizzarlo.

[Snapchat: federicosbandi]