“Dopo tanti anni di onorata carriera, Ballarò va in pensione. Anche noi alla fine siamo stati rottamati. Abbiamo fatto scelte giuste e scelte sbagliate, ma come avevo promesso due anni fa siamo stati di parte. Siamo sempre stati dalla parte del pubblico che ci guarda, non del palazzo che ci critica. E chi ha criticato tanto. Siamo sempre stati onesti con noi stessi e con voi che ci avete seguito da casa. Spesso abbiamo dato fastidio e ne abbiamo pagato il prezzo. Capita a chiunque voglia fare un’informazione libera anche dentro un servizio pubblico radiotelevisivo sul quale la politica, tutta la politica, proverà sempre ad allungare le mani“. Cala il sipario su Ballarò e si accomiata così dal pubblico Massimo Giannini, conduttore del programma di informazione che nei palinsesti di Rai3 guidata da Daria Bignardi sarà sostituito da un nuovo talk condotto dall’ex Sky Gianluca Semprini.

Un modo per salutare il pubblico e per togliersi qualche sassolino, dopo due anni trascorsi sotto le bordate di quella politica che sulla Rai “proverà sempre ad allungare le mani”. Dopo la guerra a intensità crescente mossa alla trasmissione da una folta schiera di critici guidata da Michele Anzaldi, fedelissimo renziano e segretario della Commissione di vigilanza, che il 27 gennaio arrivava a chiedere la testa di Giannini ‘colpevole’ di aver affermato che tra Banca Etruria e il ministro Maria Elena Boschi esiste un “rapporto incestuoso“. E che pochi mesi prima, a fine settembre, in un’intervista al Corriere della Sera si era lamentato perché a Rai3 e al Tg3 “non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, il quale poi è diventato anche premier”. Tutta benzina sul fuoco di una polemica scoppiata agli albori dell’ultima edizione, dopo gli strali partiti dal Pd verso Ballarò per la scelta di ospitare nelle prime puntate due esponenti M5s (Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista).

Renzi “ha creato un clima da editto bulgaro“, aveva contrattaccato Giannini il 1° ottobre in un’intervista a La Repubblica, in cui il giornalista accusava il presidente del Consiglio di fare “come il cacciatore che scioglie la muta dei cani“. “Dal momento in cui ha messo sotto accusa i talk del martedì – spiega Giannini a proposito di Renzi – è partito un fuoco di fila e chiunque si è sentito legittimato a sparare a zero contro l’informazione televisiva”. Un fuoco di fila che è durato a lungo e che si è spento solo con l’ultima scintilla del 15 giugno, quando in un’intervista a IlFattoQuotidiano.it Anzaldi tornava a mettere nel mirino la trasmissione, definendola “la fiera dell’insulto.