L’hanno già ribattezzata la ‘Bestia’ di Matteo Renzi. Una sorta di “struttura parallela” ideata per “dirigere e orchestrare la propaganda politica elettorale” in vista del referendum costituzionale, al di fuori “di ogni logica istituzionale”. Un mostro che pensa e agisce con tre teste. “Una politica, costituita da un gruppo ristretto e vicino al presidente del Consiglio”, per studiare “la demoscopia”, mettere a punto “la strategia comunicativa”, scrivere “discorsi” e organizzare “la raccolta fondi”. La seconda, “quella digitale”, è una sorta “di war room” formata da una trentina di addetti all’opera “sui social media e su internet” per orientare “il voto referendario”. La terza testa, infine, risulterebbe composta da “circa venti persone, una per ogni regione italiana, per governare i volontari dei Comitati per il Sì al referendum”. Ma ora la ‘Bestia’ è finita nel mirino dei deputati di Sinistra italiana. Che hanno presentato un’interrogazione (primo firmatario il capogruppo Arturo Scotto) al presidente del Consiglio e al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Per chiedere di chiarire se “tale struttura, ove effettivamente costituita” sia o meno “incardinata presso la Presidenza del Consiglio” o “una qualunque altra struttura pubblica”. E, soprattutto, se “si avvalga in qualunque modo di risorse pubbliche”.

IMPAR CONDICIO – Una questione delicata .Che, secondo i deputati di Sinistra italiana, arriva ad investire persino le norme sulla par condicio sulla “parità d’accesso ai mezzi d’informazione durante le campagne elettorali e referendarie”. E, in base alle quali, “è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. Un divieto che, come ribadito in più occasioni dalla Corte Costituzionale, punta ad evitare che “la comunicazione istituzionale delle amministrazioni venga piegata ad obiettivi elettorali”, in violazione degli “obblighi di neutralità politica degli apparati amministrativi”, sanciti dall’articolo 97 della Costituzione, “della necessaria parità di condizione fra i candidati alle elezioni e della libertà di voto degli elettori”. Ed essendo “emerso di recente” che il premier avrebbe avviato le procedure per la costituzione della cosiddetta Bestia”, a preoccupare i parlamentari di Sinistra italiana è anche il fatto che tale struttura sia “apparentemente operante presso le strutture della Presidenza del Consiglio”.

PREGO, IL CONTO – Ma non è tutto. La guida di questa struttura sarebbe stata affidata a consulenti come Jim Messina, prosegue l’interrogazione. “In passato a capo delle campagne elettorali del presidente Barack Obama, e oggi fondatore di una società di consulenza privata, la Messina Group, con sede anche in Europa, a Londra e con altrettanti interessi in Italia”. Notizie che, secondo i deputati di Sinistra italiana “appaiono, con tutta evidenza di eccezionale gravità”. Anche considerato che “una struttura di comunicazione di tal fatta invece di essere collocata nelle sedi del Partito democratico possa essere operante presso gli uffici della Presidenza del Consiglio”. Oltre a restare in sospeso una domanda: chi paga il conto? “Risorse private” o finisce tutto “a carico dello Stato”?