“D’ora in avanti vedremo cose che non avevamo mai immaginato”. Sembrano le parole del replicante Roy Batty nel celebre monologo finale del cult movie anni 80 Blade Runner, diretto da Ridley Scott. A pronunciarle, in un’afosa serata romana, è lo scienziato più “pop” del momento. Anche lui protagonista di una pellicola di fantascienza, Interstellar, di cui è stato cosceneggiatore e ispiratore, riempiendo di formule sedici lavagne, per dare al film diretto da Christopher Nolan solide basi scientifiche.

Giacca dorata da star, sguardo curioso e divertito, e sorriso istrionico, Kip Thorne, professore emerito di fisica teorica al California institute of technology (Caltech), ha accompagnato in un viaggio molto speciale il pubblico venuto ad ascoltarlo al Maxxi, in occasione dell’incontro “Explorers – Scoprire lo spazio”, organizzato da Agenzia spaziale italiana (Asi), Fondazione cinema per Roma, CityFest e Apriti cielo. Ad alternarsi con lui sul palco il presidente dell’Asi, Roberto Battiston e l’astronauta italiano della European space agency (Esa) Paolo Nespoli, che nel 2017 volerà per la terza volta nello spazio, raggiungendo la Stazione spaziale internazionale (Iss).

“Il film ha l’obiettivo d’ispirare i giovani, affinché s’interessino alla scienza”, esordisce Kip Thorne. E i giovani nella sala sembrano raccogliere l’invito dell’illustre relatore. Alcuni di loro sognano un futuro da scienziati. E ascoltano con attenzione, stupore e qualche imbarazzo le parole di quest’uomo dai modi cordiali e dall’aspetto giocoso, che li guida in un’avventura oltre le frontiere dello spazio e del tempo. Destinazione del viaggio intergalattico un iperspazio a cinque dimensioni. “Stiamo andando al di là dei confini delle nostre conoscenze, presto potremo sondare il primo secondo di vita dell’universo dopo il Big Bang, la sua nascita: sarà una rivoluzione”.
Il riferimento del fisico statunitense è a quella che è stata battezzata “la scoperta del secolo”, la prima osservazione diretta dei sussurri dell’universo, le onde gravitazionali previste un secolo fa da Albert Einstein. Una scoperta annunciata al mondo l’11 febbraio 2016, che nelle scorse settimane ha già regalato il bis.

A generare le onde che hanno stirato e accorciato la trama del cosmo una danza vorticosa di due buchi neri, di cui Kip Thorne è uno dei massimi esperti al mondo. Celebri le sue scommesse con l’amico e collega Stephen Hawking, sull’esistenza e la natura di questi mostri cosmici così misteriosi e affascinanti. “Abbiamo osservato due buchi neri rotanti distorcere lo spazio-tempo, come dei tornado che agitano le acque di un oceano – spiega Kip Thorne al pubblico romano -. I due buchi neri si sono fusi insieme, emettendo sottoforma di onde gravitazionali un’energia enorme, pari a 50 volte la luce di tutte le stelle dell’universo. Se non fosse stato per le onde – aggiunge il fisico – oggi non sapremmo nulla di questo evento. Sarebbe rimasto invisibile. Grazie a questo storico risultato possiamo adesso affermare di aver iniziato ad aprire nuove finestre sull’universo”.

Il fisico californiano parla di un tema che conosce molto bene. Nella scoperta delle onde gravitazionali, infatti, c’è anche il suo zampino. Il fisico di Interstellar è uno degli ideatori delle sensibilissime antenne costruite dai fisici per mettersi in ascolto dei bisbigli dell’universo remoto, gli interferometri laser Ligo (Laser interferometer gravitational-wave observatory). Un contributo il suo che il prossimo ottobre potrebbe portare lo scienziato Usa, dopo i fasti di Hollywood, su un altro proscenio, a Stoccolma, per la cerimonia di consegna del Nobel per la fisica 2016. “Il premio – si schermisce lo scienziato, accennando un sorriso sotto il pizzetto bianco che divide a metà la folta barba – dovrebbe essere assegnato ai fisici sperimentali che hanno costruito i rivelatori. Non a un teorico come me”.

Fantascienza e scienza si tengono strette nell’auditorium romano del Maxxi. “La gravità è l’unica cosa che può attraversare le dimensioni e il tempo”, afferma nel film una delle protagoniste. Secondo alcuni fisici, dopo la scoperta delle onde gravitazionali quest’affermazione potrebbe divenire realtà, ed essere concepibili viaggi nello spazio e nel tempo, come quelli raccontati dalla pellicola di Christopher Nolan. La scorciatoia potrebbe essere rappresentata da cunicoli spazio-temporali, i cosiddetti wormhole, gli stessi adoperati dai protagonisti di Interstellar per esplorare i confini remoti del cosmo, alla ricerca di una nuova casa per l’umanità, costretta ad abbandonare una Terra morente. “I tunnel spazio-temporali sono previsti dalle equazioni della Relatività Generale di Einstein, ma – spiega Kip Thorne – ancora non siamo riusciti a provare né che esistono, né che non esistono. Se si formassero nel nostro universo, probabilmente si chiuderebbero subito. Nella mia prima bozza del film – rivela lo scienziato – per descrivere questi cunicoli spazio-temporali c’erano proprio le onde gravitazionali. Poi, però, il regista ha deciso di eliminarle. Ricordo la sua telefonata, all’indomani dell’annuncio della scoperta da parte delle collaborazioni Ligo e Virgo (il rivelatore dello European gravitational observatory (Ego), fondato e finanziato da Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e Consiglio nazionale delle ricerche francese (Cnrs) ndr), in cui si rammaricava per non averle prese in considerazione”.

Ma le onde di Einstein potrebbero essere ripescate in un eventuale secondo episodio del film. Il fisico Usa ne è convinto: “Il modo in cui si conclude fa pensare che il regista abbia voluto lasciare spazio a un eventuale sequel”. Nel fare questa affermazione, lo studioso solletica già l’idea di rimettersi alla lavagna a sfidare le leggi della Natura. Dopo aver fatto il fisico a tempo pieno per mezzo secolo, ha preso gusto a indossare i panni dello sceneggiatore. “Mi diverte molto fare film – ammette sorridendo Kip Thorne -. Sto già pensando a un nuovo soggetto con il mio amico Stephen Hawking. In fondo – conclude lo scienziato -, la realizzazione di un film è una grande impresa, come i grossi progetti di Big Science, che hanno permesso di ascoltare le onde gravitazionali o di scoprire il bosone di Higgs”.